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martedì 26 dicembre 2017

I BOMBARDIERI DELLO STORMO "BALTIMORE" da aeronautica Marzo 1985 di T. Andrei

I BOMBARDIERI DELLO STORMO "BALTIMORE" da aeronautica Marzo 1985
di T. Andrei 




L'Aeroporto sulla necropoli 

A metà strada fra Barletta e Canosa, in un punto della pianura solitaria solcata dal pigro Ofanto e recinta dalle piatte Murge, non lungi da un antichissimo campo di battaglia dal tragico nome che gli scavi hanno ormai ridotto ad una immensa necropoli, i reparti dello Stormo da bombardamento «Baltimore» hanno piantato le loro tende. 

Ve le hanno piantate non nel senso metaforico, come usa dirsi talvolta, volendo significare lo stabilirsi in un dato luogo comunemente fornito dei necessari, più o meno comodi impianti, ma nel senso elementare della frase, con paletti, rampini, anelli e funi su pertiche di legno infisse nel nudo suolo; tende dagli orli svolazzanti entro cui s'ingolfa l'aria delle stagioni e sui cui si gettano, per tenerli calmi, paiate di terra. 

Un uliveto, una vigna, una strada carrareccia, al di là il campo e, sopra d'essi, il cielo: tali i quadri del mondo - breve nelle dimensioni ma dilatato oltre i suoi confini dalle diuturne evasioni alate e dalla tensione degli spiriti - in cui vivono da mesi questi uomini, figli di ogni parte d'Italia, venuti qui, lontani dai loro affetti e soli, a fare la guerra. 

Tornare dopo qualche tempo in un aeroporto di guerra desta sempre nell'animo un'impressione profonda, singolare.

Una diversa atmosfera 

L'atmosfera che vi si respira non è simile ad alcun'altra: ci si sente in un mondo diverso, quasi che la vita di tutti i giorni sia distante non un breve tratto di strada, ma centinaia di chilometri. 

La visione della città, con i suoi volti promiscui, con le sue voci discordi, s'allontana e scompare non appena, entrati nel campo, ci si imbatte in un crocchio di aviatori. Chiunque si sia, da dovunque si venga, purché collega, le mani di tutti sono pronte a serrare la vostra. Non si intavola un discorso: sembra se ne continui uno già cominciato tempo addietro, non si sa dove. L'ospitalità, questa perla delle solitudini, vi è offerta semplicemente, senza limitazioni, ed è il primo dono di cui si beneficia e il più ricco che si possa desiderare. 

Subito si entra a far parte della comunità. Si rievocano episodi di tempi andati, nomi e figure di gregari e di comandanti, si scambiano domande e risposte su colleghi cari al ricordo: come l'hai visto, che faceva, quando si farà vivo. Ogni persona nota occupa, nell'opinione comune, una posizione particolare, a seconda delle sue qualità, e il giudizio è un giudizio sereno e comprensivo, ma difficilmente removibile. Aneddoti allegri, colti dalla realtà, memorie gravi, pareri tecnici, critiche sottili s'avvicendano sulle bocche di questi combattenti, pronte al riso gioviale come alla discussione serena, all'obiezione imprevista, alla staffilata cruda. Si è tra uomini. 

Un mosaico di caratteri 

Gente d'ogni parte d'Italia, abbiamo detto, i nostri bombardieri; ed anche - aggiungiamo - d'ogni condizione sociale e di ogni tipo e temperamento. 

Fianco a fianco siedono intorno al lungo tavolo della mensa o si piegano su quello dell'«Ufficio Operazioni», fianco a fianco procedono in pattuglia o picchiano sul nemico, l'impeccable gentiluomo di antica famiglia illustre e il rude, schietto figlio del popolo, il padre di famiglia e lo scapolo impenitente, il pilotone anziano, incallito sui comandi e il pilotino dell'ultimo corso. C'è il carattere loquace e il taciturno, il pensoso e l'ameno, il metodico e l'impulsivo. C'è chi compie la sua missione con la distante freddezza con cui eseguirebbe un calcolo matematico, e chi vi si tuffa corpo e anima, in cerca di un eroico spirito di avventura. 

Gente strana e diversa, dunque, che si capisce subito, o non più; ma gente resa tuttavia compatta dalla passione comune che la sovrasta. Nessuna vita riesce ad affratellare gli uomini più di quella che spartisce il rischio in parti uguali fra tutti come un pane santo, e mette a nudo l'animo di ciascuno di fronte agli altri e a sè medesimo, rendendolo memore ogni giorno della fragilità e dei limiti umani. Tale la vita di questi aviatori, che pur nella molteplicità che li distingue appaiono coerenti ed inseparabili come le tessere disuguali d'un unico volto di mosaico, che ha i lineamenti del coraggio, della fede e. della dedizione. 

Un primato di guerra 

L'aviatore raramente fa la guerra quando vuole lui, a un'ora prestabilita, come di solito i combattenti delle altre armi. Egli vive perpetuamente in attesa dello squillo che può chiamarlo e che certo lo chiamerà - fra un'ora, un giorno o un minuto - all'azione. A lungo andare impara così a vivere quasi staccato dal tempo, e soprattutto a non impiantare ipoteche sul futuro, come è vizio comune su questa terra. Lavora, si riposa, scherza e cerca di divertirsi quando può, ma non dimentica mai che deve venire lo squillo.




«Sempre i soliti quattro gatti!» Pochi, tra i distintivi dei nostri reparti, reggono il confronto in efficacia ed espressività con questo che innalza il 132° Gruppo «Baltimore». Detta insegna potrebbe ben essere presa a simbolo di tutta la nostra piccola, indomita aviazione operante. 



E lo squillo, per questi combattenti, è l'allarme, dato generalmente da uno o più apparecchi della caccia, in perlustrazione o già in missione offensiva, i quali abbiano notato in territorio nemico un movimento di treni, o di mezzi motorizzati, o d'uomini, o d'imbarcazioni lungo il litorale, tale da giustificare l'intervento di una prima o di una successiva aliquota di nostri bombardieri. Dal momento dell'allarme il reparto incaricato dell'azione entra in energico movimento: bisogna essere al più presto sul nemico. 


Ogni ritardo può dargli la possibilità di sfuggire o di concentrare la difesa. Già gli specialisti sono intorno ai velivoli, intenti agli ultimi controlli, mentre i piloti, infilata la combinazione di volo, gettano nelle ampie tasche a toppa sulle ginocchia i pochi oggetti "prescritti per le missioni», che possono riuscire utili nel malaugurato caso di un forzoso atterraggio in territorio nemico, insieme a qualche documento e fi qualche ricordo personale. In meno di mezz'ora dall'allarme gli agili bimotori decollano verso l'obbiettivo. 

Tra le carte del Comando del Mediterraneo c'è una specie di graduatoria delle unità aeree che partecipano alla guerra nei Balcani. 




Fanno parte di questa aviazione dei Balcani apparecchi americani «Liqhtnìnqs», veloci ed eleganti come rondini, apparecchi inglesi, apparecchi d'ogni tipo con piloti d'ogni nazionalità, apparecchi italiani pilotati da italiani e apparecchi americani e inglesi pilotati da italiani. 

La graduatoria è fatta in base alle bombe lanciate, alla precisione con cui è stato colpito l'obiettivo, in base all'abilità di manovra nei decolli, negli atterraggi, nei ~'oli in formazione, ecc. 

In testa alla suddetta classifica dell'Aviazione dei Balcani c'è lo Stormo «Baltimore» pilotato da piloti italiani, cobelligeranti. 

La vita al campo 

La vita, su questo come su ogni altro aeroporto di guerra, è dura: molto più di quanto non possa immaginare chi non la conosce. Ed è nonostante ciò, anzi, appunto per ciò, che il "morale» vi è incomparabilmente più elevato che altrove. 



Lasciate a lungo un uomo, anche capace, seduto ad una scrivania, lontano così dal rischio come da ogni pietra di paragone tra la materia e lo spirito, stretto dalle mille piccole angustie della giornata cittadina, e difficilmente egli egli riuscirà a mantenersi immune dalla meschinità e dall'egoismo. L'animo ha bisogno, perché possa conservare ed esprimere le sue doti migliori, di difficoltà, di lotta, e talvolta anche di sofferenza, e tutto ciò ed altro ancora s'incontra su questo campo, soffocante e polveroso d'estate, fangoso e gelido d'inverno spazzato per il resto dell'anno dai furibondi venti balcanici, intorno a questi velivoli che hanno bisogno di cure più di un essere animato, e dalla cui resistenza dipendono vite umane, sotto queste tende che per pavimento hanno il nudo terreno, per W.C. la contigua vigna e per ospiti le zanzare, qualche rospo e la nebbia della notte; qui dove, mentre altri nello stesso momento esce dal teatro o dal cinema, o si congeda dopo la partita a "ponte", si cerca brancolando a lume di lanterna l'entrata del proprio rifugio, e quanto la si è trovata, cresciuti di mezzo palmo per la mota accumulata sotto le scarpe, e ci si infila nella branda, si trovano le lenzuola umide e qualche sbattito d'ala intorno al viso. 

Esercitato dalle difficoltà e dalla lotta, talvolta anche dalla sofferenza e soprattutto dal rischio, l'animo dei bombardieri s'erge fieramente sopra la debolezza e la viltà della materia, e le domina. E, ciò che è ancora più straordinario, riesce a tener desta e viva nel suo profondo la virile vena dell'umorismo e dell'ottimismo. Eccoli, i nostri ragazzoni, raccolti a mensa intorno al lungo tavolo, uno di fronte all'altro, con davanti la tazzina del caffè, vuota, e tra le dita la sigaretta appena accesa. È il più lieto momento della giornata. Hanno dimenticato come per incanto nostalgie e preoccupazioni, ed anche le fitte dello stomaco insoddisfatto del pasto, spesso molto più frugale di quanto il loro giovanile appetito non richiederebbe. Ridono all'ultima freddura di G., un mattacchione esuberante, dalla mimica irresistibile. È quasi un'usanza, questa delle freddure: non appena uno ha terminato la sua, un altro è pronto a continuare la serie. Ma ecco, sj fa un po' dj silenzìo, e come l'attesa diventa più viva si ode la voce di P., che comincia una delle sue strane storie.




Una storia simbolica 

incontro in un ufficio un collega di lì, antica conoscenza. 

Dopo avermi riconosciuto con un po' di fatica, mi domandò dove fosse attualmente il mio reparto. 

- A Canne - rispondo io. 

- A Canne!? - Lui casca dalle nuvole. - F che diavolo fate, lì? 

P. fa una pausa d'intelligenza, stringe un po' gli occhi e tira una boccata. 

- Ma sai... - dico - facciamo un campeggio ... 

- Aaah! - Questa la beve subito. Fa un risolino: - Sempre fortunati, voi! ... E . vi divertite? 

- Abbastanza. ..... 

«Questa mi è capitata la settimana scorsa, a Bari - racconta P. - Ero capitato alla Direzione X - due giorni di licenza per sbrigare una pratica un po' vecchiotta che mi riguardava - quando 

- Ma ... - s'informa - Cosa avete, lì? 

Soltanto le tende? 

- È tutto organizzato - lo rassicuro. 

- Che tende! Ville requisite. 

Lui sembra convinto. Ma dopo un po' ha un'idea. Dice: 

- E il tempo, come lo passate? 

- Vicino c'è il. mare. Facciamo il bagno ogni giorno. Non vedi che tintarella? Cabine e tutto, naturalmente. 



- Accidenti! ... Eee - fa col solito risolino - donne? 

- A strafottere. 

- Per forza!! - fa lui. Poi, riassumendo: - Insomma una compagnia in gamba, allegra. 

- Sì e no. /I guaio è che ogni tanto capita qualche incidente. 

- Grave? 

- Abbastanza. Ci sono le barche, sono ragazzi, le prendono e vanno al largo. O non sanno nuotare, o hanno mangiato da poco, le barche si rovesciano, e affogano. Non tornano più. 

Mi guarda imbambolato, poi scuote la testa con disapprovazione: 

- Le solite imprudenze ... 

- Appunto, imprudenze. Ma che 

vuoi farci? sono ragazzi. Comunque abbiamo deciso di andarcene da lì; anche dal mare ci si stufa. Dove, non sappiamo ancora bene, ma pare a Cortina d'Ampezzo. - E con questo lo lasciai, non senza avergli prima letto sul viso una sincera smorfia d'invidia». 

P. tace. Qualcuno ride sottovoce, gli altri hanno sulle labbra un sogghigno sarcastico. Solo il Comandante è serio, immerso in qualche suo pensiero oscuro. 

T. Andrei 


Il costante pensiero alla famiglia lontana, residente in territorio occupato dalle truppe tedesche, nella speranza, anche se reputata vana, che esso, tramite la Croce Rossa Internazionale, possa giungere a destinazione. 

sabato 29 agosto 2009

Mostra "Gira, gira l’elica, romba il motor…" Gorizia - 1 ottobre - 1 novembre 2009


Associazione Culturale 4° Stormo

Gorizia, 28 agosto 2009 – Comunicato Stampa -


Gira, gira l’elica, romba il motor…




Il 1° ottobre alle ore 18 sarà inaugurata a Gorizia, nelle scuderie di Villa Coronini, la Mostra “Gira gira l’elica, romba il motor…” organizzata dall'Associazione Isonzo “Gruppo di Ricerca Storica” di Lucinico con la collaborazione dell’Associazione IV Stormo di Gorizia: saranno presentate divise, reperti, documenti, foto illustranti la storia dell’aeroporto di Gorizia e dell’aviazione isontina dal 1909 al 1962. La Mostra resterà aperta fino al 1° novembre.



Alle 18,30 nella Sala Conferenze, sarà presentata la pubblicazione “Una puntata nell’azzurro – memorie di un pilota del 4° Stormo” edito dall’Associazione 4° Stormo con il contributo della Fondazione Casa di Risparmio di Gorizia ed il Patrocinio dell’Ugai Unione Giornalisti Aerospaziali Italiani: parteciperanno Autorità civili e militari ed una rappresentanza del 4° Stormo di Grosseto che il giorno successivo alle 10,30 deporrà nel corso di una breve cerimonia una Corona al monumento del Duca d’Aosta nell’aeroporto di Gorizia.


Addetto Stampa

C. d’Agostino

mercoledì 17 ottobre 2007

Publio Mangione

Discorrendo con Maurizio Moscatelli mi sono accorto che di Publio Mangione non esiste in rete molto ed allora ho confezionato questo piccolo post, il materiale fitografico mi e' stato sempre mandato da Maurizio:



Alcuni ritratti di Publio Mangione:

Carlo Emanuele Buscaglia


Giulio Cesare Graziani


Adriano Mantelli

Manlio Quarantelli


scritti tratti dal libro Le Ali Del Ventennio di Massimo Ferrari - articolo La Stampa Aeronautica Italiana in Epoca Fascista di Massimo Ferrari . Pag.92-93-94 -editore Franco Angeli



Chi sfoglia e analizza le riviste d'aviazione italiane del periodo della seconda guerra mondiale, e in particolare de «L'Ala d'Italia», resta colpito soprattutto per alcune pagine interamente occupate da tavole in bianco e nero, tracciate con estrema maestria disegnativa, e che ritraggono i volti di nostri aviatori distintisi per motivi di servizio. Non è esagerato dire che i disegni occupano spesso la maggior parte delle pagine illustrate della rivista, sino a diventare un complemento indispensabile del testo.

Nel vederle non si può fare a meno di ricordare certi bozzetti che ancor oggi vengono usati dai giornali statunitensi, per ritrarre personaggi e situazioni dei dibattimenti processuali, cui macchine fotografiche e telecamere non sono ammesse.

L'abile illustratore aeronautico italiano (che fu però anche fotografo durante la Grande guerra) di quei tempi era Publio Mangione, figura di primo piano del giornalismo specializzato al punto che molti lettori compravano «L'Ala d'Italia» per vedere e conservare le sue belle tavole, tuttora simbolo della Regia Aeronautica in guerra.

Nato a Roma il 18 settembre 1892 da madre tedesca che era in contatto con gli ambienti artistici di Monaco di Baviera, Mangione ebbe la fortuna di vivere a Parigi tra il 1912 e il 1915, assorbendo in profondità le ispirazioni artistiche della capitale francese che era allora uno dei maggiori fari attrattivi per gli artisti di tutto il mondo.

Rientrato in patria per arruolarsi nelle forze armate, Mangione prestò servizio come soldato semplice nell'81 o reggimento fanteria della Brigata Torino, con il compito di Ciclista presso il Comando della 18 o Divisione (l' 81 o fu uno dei reggimenti che subirono le maggiori perdite durante il conflitto). Nel 1917 passò ad un reparto di mitraglieri e infine nel 1918 conseguì il brevetto di pilota presso la Scuola di volo di Pisa San Giusto, entrando così a far parte delle unità d'aviazione dell' esercito. Terminato il conflitto ritornò in Francia, prima a Parigi, e poi a Reims, dove si stabilì laureandosi in architettura e lavorando come architetto e grafico pubblicitario.

Rientrato in Italia, venne richiamato in servizio come pilota di velivoli da bombardamento, e inviato sul fronte greco. In seguito fu però trasferito all'Ufficio stampa in qualità di fotografo e cineoperatore di guerra. e le sue immagini degli apparecchi italiani in combattimento sono tuttora una fonte documentale di primaria importanza per gli studiosi.

Ma il contributo più distintivo, fu quello delle tavole con i ritratti di piloti, specialisti e tecnici della Regia Aeronautica, nei quali profuse tutto il suo talento di pittore e una non comune abilità poetica: nel 1942 «L'Ala d'Italia» ne pubblicò ben 32 con oltre 120 ritratti diversi e nel 1943 la direzione del periodico, nel lanciare una campagna pubblicitaria per esortare i lettori a diventare abbonati, assunse proprio la collaborazione di Mangione, definito come il pittore maligno, quale motivo per sottoscrivere in anticipo l'acquisto di tutti i numeri dell'anno. «Anche voi», recitava l'annuncio pubblicitario, diretto al personale dell'aeronautica, «potrete ritrovarvi tra gli aviatori che hanno attratto l'attenzione ed ispirato il pennello di Mangione. Avrete così un bellissimo ricordo dei vostri camerati- un magnifico ricordo della vostra vita di guerra»52.

C'è da giurare che data l'abilità dell'autore e la sua passione, la produzione avrebbe dovuto essere anche più elevata, dato il successo conseguito tra i lettori. Ma le vicende belliche provocarono la fine della rivista e quindi pure la temporanea sospensione della produzione del ritratti sta, che comunque non si ritirò certo dal mondo del giornalismo.

Passato per coerenza nelle file della Repubblica Sociale Italiana, entrò a far parte dell' Ufficio Stampa e propaganda dell' aviazione repubblicana; in tale ruolo illustrò e diresse la rivista dell' Anr intitolata «AR 44», che tuttavia ebbe vita molto breve.

A titolo personale si impegnò per salvare la vita a numerosi partigiani, nei giorni turbino si della lotta di liberazione. Terminato il conflitto e tornato a Roma, sviluppò numerose altre iniziative editoriali, alcune delle quali davvero innovative: tra esse «Sette anni di guerra», fotostoria della seconda guerra mondiale uscita a dispense settimanali e nella quale l'ispirazione chiaramente di destra non andava a detrimento dell'abbondante documentazione prodotta.

In seguito diresse e curò graficamente le riviste «Cielo», «Club Cassandra» e «Volare», oltre a collaborare con Armando Silvestri a «Ali Nuove». Si spense a Roma nel 1975.

Mangione rivelò sempre una fortissima passione per il volo e 1'ambiente aviatorio in genere, che seppe ritrarre con grande maestria e abilità poetica, non disgiunte da una vena ironica che gli fu caratteristica e contribuì non poco a rendere le sue tavole gradite al pubblico.




giovedì 27 settembre 2007

Ex piloti-aviatori della 2° guerra mondiale protagonisti a Padova


Volevo segnalarVi che grazie all'opera del
Gruppo Modellistico Padovano Aquile Tonanti Domenica 7 Ottobre gli Aviatori saranno protagonisti , nell'ambito della manifestazione Piu' Piccoli del Vero con una giornata dedicata alle loro storie ed alle loro esperienze riguardo alla guerra aerea.

Il programma della manifestazione gia' iniziata la trovate nel sito delle Aquile Tonanti qui.

Accorrete numerosi !

martedì 10 aprile 2007

Mostra:Il folle volo Uomini e aerei della Prima Guerra Mondiale

Il folle volo
Uomini e aerei della Prima Guerra Mondiale
a cura di Stefano Bulgarelli, Roberta Russo, Paolo Varriale

presentazione della mostra

5 maggio, ore 10.30
Istituto Ernesta Stoppa, via Baracca, 62

visita guidata alla mostra

5 maggio, ore 11.30
Museo Francesco Baracca, via Baracca, 65

Orari da martedì a domenica: 10/12 – 16/18; dal 20 giugno anche i mercoledì 20.30/23.00
Chiusura 15 maggio - Ingresso: Euro 1 intero – Euro 0,50 ridotto
info 0545 38561 – museobaracca@comune.lugo.ra.it - www.museobaracca.it





mercoledì 20 dicembre 2006

Storia Militare - Dicembre 2006 - nr.159


Ed eccoci a testimoniare l'uscita di una delle poche riviste che si occupa di Storia Militare in Italia, in questo numero due articoli dedicati all'aviazione:

- I bombardamenti ed i civili di Giuseppe Federico Ghergo

- La motobomba FFF di Giuseppe Pesce


Nel Primo si descrive a detta dell'autore gli aspetti sociali e politici che hanno avuto sui civili i bombardamenti delle varie aviazioni allate e dell'asse durante la seconda guerra mondiale, purtroppo non posso esperre qui quanto riportato nell'articolo in questione che sommariamente quindi vi rimando alla lettura dello stesso. Da parte mia non sono d'accordo con l'articolista in quando gia' nelle prime pagine dell'articolo si confrontano dati del 1940 con quelli del 1944-45 ed aviazioni ( tedesca ed alleata) che avevano ben poco in comune. Nella disanima delle nazioni Gran Bretagna, Germania, Giappone,Italia principali bersagli degli stessi mi sarei aspettato una piu' nutrita aggregazione di Francia, Polonia e perche' no Stati Uniti dove sebbene pochi i bombardamenti ( per lo piu' palloni sonda) nella costa Pacifico hanno generato apprensione nella popolazione. Nel prendere in considerazione l'Italia ci si e' dimenticati di come la perdita progressiva delle Colonie ed il blocco commerciale avevano gia' minato il morale della popolazione assieme alla condotta poco consona di alcuni esponenti politici interni del regime senza contare che Francia a parte L'italia e' lunico paese tra quelli citati che ha avuto nel proprio territorio una franmmentazione ed una guerra civile.


Il secondo articolo ci spiega l'uso e il "non uso" ( della Regia Aeronautica) delle motobombe FFF durante il secondo conflitto mondiale capaci venendo gettate da un aereo di compiere in acque poco profonde una traiettoria circolare per poter affondare naviglio nemico. L'articolo e' tratto da un non dimenticato libro di Giuseppe Pesce edito dell'Edizioni Dell'Ateneo & Bizzari : Vigna di Valle - da cantiere Sperimentale a Museo Aeronautico; spero che lo stesso ( bellissimo) possa venir quanto prima ri-pubblicato magari ampliato delle ultime novità del museo.

giovedì 16 novembre 2006

ALI SUL PO: UNO SGUARDO SULLA STORIA DEGLI AVIATORI POLESANI E FERRARESI NELLA GRANDE GUERRA 1915 – 1918

ALI SUL PO: UNO SGUARDO SULLA STORIA DEGLI AVIATORI POLESANI E FERRARESI NELLA GRANDE GUERRA 1915 – 1918

Sabato 18 Novembre 2006

Museo dei Grandi Fiumi
Piazzale S. Bartolomeo, 18
Rovigo

Informazioni:
Comune di Rovigo, Museo dei Grandi Fiumi
Tel. 0425-25077 / 0425-28665
Fax 0425-464546
e-mail: museograndifiumi@comune.rovigo.it

Ore 9,00 saluto delle autorità
Ore 9,15 inizio dei lavori

Emilio Luigi LONGO, Generale Paracadutisti (c.a.), Collaboratore Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito – ROMA
"Il potenziale bellico dell’Aviazione Italiana nel 1915 alla vigilia dell’inizio delle operazioni”
Pier Luigi LODI, Ufficio Cultura & Territorio Provincia di GORIZIA
"I Caproni visti da terra: i bombardieri italiani sull’Isonzonfront"
Alessandro MASSIGNANI, Storico Militare di VALDAGNO – VI
" L’attività dell’Aviazione Italiana sul fronte della 1ª Armata"
Basilio DI MARTINO, Colonnello (GArn) Genio Aeronautico, Comando Logistico Aeronautica Militare – ROMA
"Le operazioni di bombardamento dei dirigibili italiani ed il ruolo dell’Aeroscalo di Ferrara"
Giorgio EVANGELISTI, Storico dell’Aviazione Militare, Collaboratore Scientifico Museo dell’Aria «San Pelagio» di DUE CARRARE – PD
"Gabriele D’Annunzio ed il volo su Vienna"
Carlo STRACQUADANEO, Ten. Col. Docente Diritto Operazioni Militari Scuola di Guerra Aerea, Corpo Commissariato Aeronautica Militare di CAMERI - NO
"Umberto Maddalena: imprese di guerra"
Enrico TREVISANI, Centro Documentazione Storica Comune di FERRARA
Donato BRAGATTO, Presidente Ass.ne Ricerche Storiche «Pico Cavalieri» – FERRARA
1915-18 Uno sguardo sulle attività aviatorie a Ferrara.
Fondo «Pico cavalieri», una breve vita dedicata al volo: documenti, fotografie ed oggetti conservati negli archivi del centro documentazione storico di Ferrara.

Ore 12,30 discussione
Ore 12,45 sospensione lavori
Ore 14,45 ripresa lavori

Francesco TARDIVELLO, Ricercatore Storico di BADIA POLESINE – RO
"Le ali spezzate: Aldo Finzi tra politica e passioni"
Susy Dan LOMBARDI, Ricercatrice Storica di PIOMBINO DESE – PD
"La costruzione di un mito. Da Baracca a D’Annunzio: gli anni eroici dell’Aviazione Italiana"
Giampietro ZANON, Ricercatore Storico Militare di MOGLIANO VENETO – TV
Dino VECCHIATO, Ricercatore Storico Militare di PREGANZIOL – TV
" L’osservazione aerea nelle memorie e nelle immagini del Capitano Giuseppe Gabbin: le vicende della 25ª Squadriglia Voisin"
Nicola PERSEGATI, Ricercatore Storico Militare di LEGNAGO – VR
"Dall’Isonzo al cielo: appunti si storia aeronautica sul Fronte Orientale"
Alberto BURATO, Ricercatore Storico Militare di GUARDA VENETA – RO
Leonardo RAITO, Università di FERRARA
"Da Bedendo a Doria: gli eroici cavalieri dell’aria polesani nei documenti della Grande Guerra"
Ricciarda AVESANI, Contessa, Direttrice del Museo dell’Aria «San Pelagio» di DUE CARRARE – PD
"Vite spericolate: aviatori polesani nel Veneto dei pionieri"

Ore 17,30 discussione
Ore 17,45 conclusione dei lavori

http://www.guerrabianca.org/html/mostre.htm