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domenica 13 ottobre 2013

Convegno a Udine “ L’Associazione Arma Aeronautica nel Friuli Veneiza Giulia (1954-2013) – Presente e Futuro”

Convegno a  Udine “ L’Associazione Arma Aeronautica nel Friuli Veneiza Giulia (1954-2013) – Presente e Futuro”




Si è svolta a Udine il 10 ottobre l’annunciato Convegno che aveva lo scopo di illustrare il presente dell’Associazione Arma Aeronautica (fondata a Torino nel 1952 che conta oltre 35.000 iscritti) ed il suo futuro nel quadro non solo della riorganizzazione delle Forze Armate dopo l’abolizione delle leva obbligatoria ma anche delle varie associazioni esistenti in Italia sempre di “contenuto” aeronautico.

Abbiamo detto aveva in quanto secondo noi non ha raggiunto lo scopo al quale aveva puntato il suo principale organizzatore, il col. Rino Romano presidente regionale sempre sensibile ad unire le sinergie comuni per un rafforzamento, ben conscio del detto che l’unione fa la forza. Le relazioni presentate da sono state di estremo interesse e tenute da “nomi” di rilievo, ma in generale non si è raggiunto lo scopo di un esame della situazione e di come si dovrà muovere l’Associazione nei prossimi anni.

Cornice al Convegno – ottima la sua organizzazione curata dal col. Romano in tutti i suoi dettagli -  la splendida Sala dell’auditorium della Regione Friuli Venezia Giulia con la presenza di presidenti e soci delle sezioni regionali della AAA, di una nutrita rappresentanza dell’AM e soprattutto dei ragazzi dell’Istituto Tecnico “Malignani” e dell’Istituto Nautico (sezione aeronautica) di Trieste che hanno ascoltato con attenzione gli interventi dei vari relatori.

Erano presenti fra gli altri  il col.  Valentino Savoldi  comandante dell'aeroporto «Pagliano e Gori» di Aviano, il v. Prefetto di Udine dr. Francesco Palazzolo, l’assessore regionale alle infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale, lavori pubblici ed Università dott.ssa Mariagrazia Santoro che ha poi aperto i lavori con il saluto di benvenuto della regione FVG.

Carlo d’Agostino

Nella foto: il prof. Giovanni Battista Carulli, consigliere nazionale della AAA, che ha presentato la storia e le finalità dell’associazione

mercoledì 2 ottobre 2013

Convegno a Udine “L’Associazione Arma Aeronautica nel Friuli Venezia Giulia 1954-2013: presente e futuro


Convegno a Udine “L’Associazione Arma Aeronautica nel Friuli Venezia Giulia 1954-2013:  presente e futuro

Il 10 ottobre si svolgerà a Udine con inizio alle ore 9,30 nell’auditorium della Regione in via Sabbadini 31 il convegno sull’associazione arma aeronautica del FVG, a quasi 60 anni dalla costituzione della prima sezione a Trieste del 1954, per parlare del presente e del futuro dell’associazione. Promotore dell’iniziativa il presidente regionale, col. Rino Romano, ed il gruppo di lavoro dei presidenti di sezione.
Nella regione sono attive undici Sezioni con diciassette Sezioni i cui soci superano le 2000 unità .
Relatori i massimi esponenti del volontariato aeronautico, il comandante del presidio aeronautico del FVG ed il direttore della Rivista aeronautica dello SMA di Roma per una platea sicuramente vasta data l’importanza dell’avvenimento, che comprenderà anche alcune classi degli Istituti tecnici Malignani di Udine e Nautico di Trieste.
Il Comandante del 2° Stormo considerata l’alta finalità dell’iniziativa, in relazione agli impegni operativi ha operato per la partecipazione dei militari in servizio attivo come segno di unione tra personale in congedo e quello in attività.
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio della Presidenza Nazionale, del Centro ServizioVolontariato regionale, del Comune di Udine, della Regione FVG e lo scopo per il quale è stata indetta è quello di discutere dei valori di cui i nostri soci sono portatori e che diventano utilissimi in un momento in cui il nostro Paese sta vivendo una deriva morale scoraggiante; parlare del collegamento con le istituzioni militari che sono il bacino primario dell’associazione dialogare con le massime autorità nazionali sulle prospettive future dell’associazione nazionale e regionale.

Carlo d’Agostino

giovedì 5 luglio 2012

In volo nei cieli di Carnia per il eleggere il campione di deltaplano

Ultimi preparativi a Gemona (Udine) ed in altri comuni della Carnia per
ospitare dal 14 al 22 luglio la 38.a edizione dei Campionati Italiani di
deltaplano, il più importante evento di volo libero che abbia mai toccato il
Friuli.
Si prevede una presenza di circa 100 piloti da tutta Italia e, grazie alla
formula Open della competizione, anche dall'estero, da dove sono giunte le
adesioni di nazioni come Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia,
Scozia, Ucraina, Germania, Svizzera e Russia. Tra gli Italiani saranno
presenti Alex Ploner, Christian Ciech ed Anton Moroder, rispettivamente
campione, vice campione mondiale e campione italiano in carica, ed i membri
della squadra nazionale che lo scorso anno ha conquistato il titolo mondiale
per l'ennesima volta.
Il programma della manifestazione, organizzata dalle associazioni Volo
Libero Friuli, Volo Libero Carnia e Ali Libere Gemona con la discesa in
campo oltre cinquanta volontari, prevede di usare, a seconda delle
condizioni meteo dei sette giorni di gara, i decolli posti sul monte Cuarnan
(1372 m), sopra Gemona, e sul monte Val Secca (1900 m) presso Crostis,
Ravascletto. Da qui i piloti voleranno nei cieli della Carnia, con
possibilità di sconfinare in Slovenia, Veneto ed Austria prima di
raggiungere gli atterraggi ufficiali a Bordano, Cercivento o Enemonzo.
Infatti, nel volo libero sono le condizioni del tempo e l'aerologia locale
che determinano i percorsi di gara, lunghi talvolta oltre i 200 km,
contrassegnati da punti salienti del territorio, detti boe. I mezzi
sfruttano come motore le correnti d'aria ascensionali, visto che non sono
dotati di altro propulsore. Vince chi chiude il percorso nel minor tempo,
raggiungendo e confermando le boe tramite GPS, scaricando le tracce dei
quali si determinano le classifiche. Presso gli atterraggi ufficiali, nel
web e sulle TV locali il pubblico potrà seguire le fasi delle gare grazie ad
un altro strumento, il Live Tracking, trasmettitore satellitare installato a
bordo del deltaplano e che svolge anche una importante funzione di sicurezza
perchè l'organizzazione conosce l'esatta posizione del mezzo in qualunque
momento.
L'evento è inserito nel progetto "Gemona, città dello sport e del ben stare"
con il coinvolgimento di numerosi comuni della Carnia, sarà affiancato da
numerose attività collaterali con momenti di intrattenimento, di gastronomia
e di cultura, chioschi, piscina ed animazione per i bimbi.

Gustavo Vitali
Ufficio Stampa FIVL (AeCI-CONI) - Federazione Italiana Volo Libero
http://www.fivl.it/ -  skype: gustavo.vitali
vitali.stampa (AT) fivl.it

Foto
http://www.gustavovitali.it/pagine/comfivl/delta-gemona-2012.html

Per ulteriori informazioni contattare l'Ufficio Stampa del Campionato
Italiano deltaplano
Barbara Valla - 0521 831079 - 
skype: barbara.valla - barbara (AT) artistisenzanome.it
Sito ufficiale http://www.vololiberocarnia.it/

lunedì 18 febbraio 2008

Libro: Il Campo d'Aviazione di Gonars 1915-1917 di Fabio Franz

E per me un piacere informarVi di questa nuova pubblicazione:

Il Campo d'Aviazione di Gonars 1915 - 1917 di Fabio Franz

Prefazione

Per trovare un primo studio sulla macchina da volo bisogna risalire al secolo Xv. Fu un grande genio italiano, Leonardo da Vinci, che per primo pensò alla possibilità di realizzare il volo umano. Per affrontare l'arduo problema cominciò a osservare attentamente e a studiare scientificamente il volo degli uccelli. Le sue ricerche, pur contenendo diverse i n esattezze dovute, in particolar modo, all'imperfezione dei mezzi di osservazione, sono straordinarie, quanto di più avvincente e interessante si possa immaginare. Bisognerà attendere la fine dell'Ottocento per trovare finalmente diversi appassionati del volo, di varie nazionalità ma accomunati dalla stessa volontà, che riprendono lo studio dell'aria con fede e grande tenacia decisi a superare l'indifferenza e l'incredulità dell'opinione pubblica. Pénaud, Tatin, Maxim, Langley, Ader si impegnano "con accanimento" per risolvere il problema del "volo meccanico", ma invano. I risultati raggiunti con i loro modelli non furono soddisfacenti.


Fino ad allora nessuno aveva ancora volato. Si ignoravano le sensazioni che l'uomo avrebbe provato staccandosi da terra. Si era però ben consci che un attimo di paura, di incertezza o una falsa manovra potevano determinare non solo la perdita di vite umane ma anche dell'aeromobile; rischio che si concretizzava nella maggior parte delle esperienze. La macchina mal guidata si fracassava al suolo nel momento critico in cui avrebbe dovuto spiccare il volo. Tanti sforzi e tanti anni di paziente lavoro andavano "in fumo". Si perdevano così anche ingenti somme di denaro investite nei prototipi per cui, nel breve, non si potevano ritentare nuovi esperimenti. Si rese necessario ricorrere a un approccio metodologico diverso. Bisognava condurre l'uomo alla conoscenza dell'aria, abituarlo con gradualità al volo e impegnarsi poi a superare, di volta in volta, i problemi tecnici.


I fratelli Wilbur e Orville Wright, ingegneri, fabbricanti di biciclette a Oayton negli U.s.A., dopo aver realizzato felicemente il volo librato, decisero di cimentarsi nel volo meccanico. A tale scopo costruirono un aeroplano di maggiori dimensioni in grado di supportare i! peso di un motore. Anche quest'ultimo, un 16 HP a 1200 giri, fu disegnato e prodotto nelle loro officine. Montato il motore all'apparecchio iniziarono gli esperimenti. AI quarto tentativo, il 17 dicembre 1903, i Wright superarono, a Kitty Hawk, i 260 metri. Sottoposto a ulteriori prove, l'aeroplano rispose dolcemente a ogni manovra. Il grande sogno perseguito dagli uomini, da tanti secoli, era finalmente diventato realtà. Per la prima volta un uomo aveva veramente volato; i Wright, che avevano lottato con impegno e tenacia, alla fine erano riusciti a vincere la sfida.


Glissando sulle critiche e sui dubbi che la notizia della loro invenzione aveva sollevato in Europa, in particolare in Francia, uno dei fratelli, Wilbur, venne nel vecchio continente, nel giugno del 1908, per volare con il suo neo aeroplano. In Europa riuscì a battere tutti gli aviatori francesi e di altre nazioni. Le folle lo acclamarono, gli invidiosi tacquero. La Francia gli tributò, finalmente, i più alti onori. Il 1908 terminò con un nuovo primato. Wilbur Wright realizzò un magnifico volo di due ore e venti minuti percorrendo 124 chilometri e 700metri. Un completo trionfo per l'americano!


Da qualche anno anche i francesi, pur discosti, avevano realizzato grandi progressi. Nel 1906 a Santos Dumont era ':1. iii I attribuito il premio per il volo. L'anno successivo Voisin, Delagrange e Blériot avevano acquisito notorietà grazie ai voli doi li III1 apparecchi e il 13 gennaio 1908 Farman, a bordo di un biplano Voisin, aveva vinto il Gran Premio di Francia. Il 1908 si III iii quindi definire l'anno decisivo per l'aviazione.


Nel 1909 si registrarono i primi clamorosi trionfi e una rapida, inaspettata ascesa del settore. 1125 luglio Luis Blériot COil 1111 monoplano di soli 24 HP trasvolò la Manica da Calais a Dover. Una vittoria francese ma anche italiana. Infatti se l'aeroplano ('l,I opera di Blériot, il motore era il risultato del lavoro di un modesto e geniale artigiano italiano: l'Anzani.


Nel 1910 Geo Chàvez compì, con un monoplano Blériot, la traversata delle Alpi e, sempre nello stesso anno, si ripeterono () '.I moltiplicarono le gare e i circuiti aerei. Gli aviatori si cimentavano per vincere gli ambiti premi delle manifestazioni internazionali Nel 1911 si registrò una serie di grandi viaggi e di lunghi tragitti aerei da città a città, da nazione a nazione. Si riproposero li' traversate della Manica, il valico dei Pirenei e i voli sul mare. Alla fine dell'anno si realizzarono i primi esperimenti con apparecchi armati.


Nel 1912 l'aviazione partecipò alla guerra italo-turca confermando l'utilità dell'impiego dell'aeroplano per scopi bellici. Scoppiato il primo conflitto mondiale, l'aviazione fu chiamata a fornire il suo contributo. All'uomo fu richiesto nuovo ardire e nuovo eroismo mentre la macchina fu migliorata e perfezionata per offrire maggiori prestazioni. Anche l'idroaviazione, che aveva avuto in Mario Calderara il suo pioniere, si affiancò a quella terrestre svolgendo la funzione di complemento naturale della Marina. L'impossibile fu raggiunto e superato: alla virtuosità dei piloti si aggiunse un progresso tecnico prodigioso negli apparecchi e nei motori. Il merito va riconosciuto a una schiera di provetti ingegneri e di industriali che dimostrarono di essere in grado di produrre materiale e armi efficienti e all'avanguardia.


Fu così reso possibile penetrare, per le vie dell'aria, nel paese nemico spiandone i preparativi e i movimenti. Le osservazioni fotografiche, fatte a bordo dei moderni aeroplani militari, permisero di scoprire le opere di difesa e di offesa degli eserciti avversari. L'occhio attento degli osservatori e l'uso della telegrafia senza fili permisero alle artiglierie di regolare i tiri comunicando con gli aerei in volo che, a loro volta, trasmettevano dall'alto ai comandi tutti le informazioni necessarie. Grazie all'aumentata capacità di portata utile si poté arrivare a sollevare più di una tonnellata di carico per ogni apparecchio (vedi "Caproni") e far diventare l'aeroplano una nuova artiglieria, l'artiglieria aerea che, bombardando le retrovie, i cantieri navali, i centri industriali, colpisce il nemico là dove il cannone non sarebbe potuto arrivare. Le artiglierie da terra danno la caccia ai rivali del cielo. Diventa inevitabile anche il duello fra aeroplani nemici che si incontrano e l'apparecchio da caccia piomba sull'avversario mitragliandolo. Nell'anteguerra sembrava un sogno, fervida fantasia, immaginare combattimenti aerei con centinaia di apparecchi. Durante il conflitto divennero "consuetudine" le quotidiane azioni belliche aeree, con l'impiego di stormi sempre più numerosi, che portavano l'offesa o la sfida a centinaia di chilometri dalle basi di partenza. L'aviatore diventò così un ardito, un eroe.


In questo scenario emerge la prodigiosa ascesa dell'aeronautica italiana. Il settore si trovava, allo scoppio della Grande Guerra, in uno stato embrionale e, nel tumultuoso periodo che seguì alle prime dichiarazioni belliche, si dovette provvedere in tempi brevi a superare le carenze strutturali e a creare le costose industrie su cui l'aeronautica doveva contare. Così, mentre si procedeva celermente alla mobilitazione dell'Esercito e della Marina, si iniziò un attento lavoro di organizzazione che portò, negli anni successivi, l'aeronautica nazionale ad uno sviluppo che, se paragonato alle risorse materiali ed economiche investite e al tempo in cui fu realizzato, ha del "miracoloso".


Il nostro Paese nel 1909 aveva fornito, come si è già detto, al Blériot per la traversata della Manica un motore nazionale: l'Anzani, allo scoppio della guerra contro l'Austria-Ungheria, poteva contare su pochi apparecchi tutti di produzione francese. Le quattro ditte costruttrici italiane erano ancora all'inizio, non avevano a disposizione maestranze adatte e mancava un'organizzazione per gestire una sicura e completa attività produttiva.


L'Italia entrò in guerra con cinque dirigibili, una diecina di squadriglie aeroplani, una ottantina di apparecchi comprese le riserve e con venti piloti. Con tali forze ci si preparava a lottare contro un avversario numericamente e qualitativamente più forte che poteva contare già, oltre l'esperienza di un anno di guerra, sugli aiuti e sugli insegnamenti, nel campo aereo, dell'alleata Germania; l'aeronautica tedesca nella primavera del 1915 disponeva di circa ottanta squadriglie aeroplani e nel maggio aveva già realizzato il primo attacco su Londra con una aeronave del tipo Zeppelin di 32000 m", che portava un carico utile di 15000 chilogrammi. In Italia ci si impegnò, in tutti i modi, per superare i ritardi e gli ostacoli. Le aziende aeronautiche aumentarono di numero. Crebbero la produttività e la produzione. Nel 1916 le ditte erano in grado di costruire apparecchi interamente italiani utilizzando progetti italiani (alla fine del conflitto saranno ben 15000 i velivoli costruiti). Le squadriglie si moltiplicarono e fu incrementato il numero di piloti che divenne legione. L'ala italiana sorvolò i monti e le Alpi contribuendo alla vittoria, con il sacrificio di molti aviatori e grazie all'audacia dei piloti. Primi per tutti, Oreste Salomone prima Medaglia d'Oro al Valor Militare dell'Aeronautica Italiana per il raid su Lubiana (18 febbraio 1916) e Francesco Baracca, la fulgida medaglia d'oro del Montello: l'asso degli assi, il terrore dei velivoli crociati che abbatté 34 aerei in 63 combattimenti, colui che non conobbe riposo, che nulla vide all'infuori del sacrificio, colui che, da solo, un giorno attaccò quattro apparecchi con 150 colpi nel nastro della sua mitragliatrice e con il serbatoio di benzina quasi vuoto, l'eroe che si prodigò in cento modi e che, il 19 giugno del 1918, abbassatosi sulle insanguinate trincee del Montello incontrò la morte e lì cadde come cavaliere medioevale.


La battaglia del Piave e quella di Vittorio Veneto furono le pagine più gloriose dell'aeronautica italiana. In quei giorni i combattenti dell'aria raccolsero i frutti delle lunghe vigilie passate negli snervanti servizi di ricognizione e crociere, nella preparazione dei tiri per l'artiglieria.


Cessato il fragore delle armi e terminate le ostilità, l'aeronautica smobilitò. Fu un processo rapido, folle. Dei gloriosi reparti non restò, in breve tempo, che un ricordo e una tradizione. Poi, un paio d'anni dopo, l'inversione di tendenza. Si comprese, interpretando i tempi, la necessità di utilizzare quanto era rimasto dell'aeronautica per far sorgere, seguendo l'esempio dell' Inghilterra, una nuova forza per la difesa nazionale: la Regia Aeronautica. Vennero riaperte officine e scuole, aumentati gli apparecchi, gli uomini e inaugurati nuovi reparti. Nell'ottobre del 1923 si tenne a Roma il più grande raduno di velivoli in volo nel cidl l,II una città. 114 novembre, Anniversario dell'Armistizio di Villa Giusti, nella capitale, in nome di S.M. il Re d'Italia fu consegnata., ai combattenti la bandiera dell'Arma. Nel solo campo di aviazione di Centocelle oltre trecento velivoli facevano da sfondo alla grandiosa cerimonia patriottica. In quei momenti solenni forse qualcuno dei presenti avrà ricordato il piccolo campo di aviazione di Gonars e le sue due squadriglie che, nel biennio 1915-17, avevano utilizzato le sue strutture; dove Oreste Salomone, Fulco Ruffo di Calabria, Ferruccio Ranza e altri assi della nostra aeronautica avevano iniziato la loro brillante carriera nei ranghi dei reparti da ricognizione per l'artiglieria.


Fabio Franz, attraverso una attenta, puntuale e meticolosa indagine documentaria, bibliografica e fotografica, ci riporta indietro nel tempo (a più di novanta anni fa) per far rivivere la vita di quel campo e la frenetica attività operativa dei soldati, degli spe eia listi e dei piloti impegnati in azioni belliche sul fronte orientale.


A Franz va il plauso per l'impegno profuso e un grazie per averci fornito una preziosa tessera da collocare nel complesso c articolato mosaico della storia dell'aviazione e della nostra storia risorgimentale nazionale.


Udine, Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali, settembre 2007


Bruno Polese Docente di Storia economica e contemporanea presso l'Università degli Studi di Udine




Premessa

E' stata l'ultima fotografia di un vecchio album dall'aria vissuta, un'immagine aerea scura e danneggiata, a coronare una ricerca durata alcuni anni, con la quale mi proponevo di conoscere dove fosse stato e soprattutto cosa fosse stato il Campo d'Aviazione di Gonars. La foto ritrae la strada che da Gonars porta a Gris, le aviorimesse, la pista, alcuni biplani Caudron che con la loro tela bianca risaltano sullo sfondo scuro-si tratta della prova inconfutabile che il campo era sorto nella zona che la gente del luogo chiama Vieris. Oggi quei prati, dove le maestre portavano i miei nonni a giocare, non esistono più: al loro posto un paesaggio consueto per i terreni a nord della "napoleonica", con una grossa cava di ghiaia e campi di mais. Lo splendido bassorilievo bronzeo che dal 1968 adorna una facciata delle Scuole Medie di Gonars è, ad oggi, l'unico tributo esistente in paese ad un periodo storico fondamentale per la vicenda aeronautica italiana. L'opera fu fortemente voluta da un comitato di gonaresi per onorare le gesta del pilota campano Oreste Salomone, prima Medaglia d'Oro al Valor Militare dell'aviazione italiana. Il 18 febbraio 1916 l'allora Capitano Salomone, benché ferito alla testa, scelse la pista di Gonars per far prendere terra al suo Caproni (Aquila Romana) crivellato di colpi e carico dei corpi esanimi dei suoi compagni: il Tenente Colonnello Alfredo Barbieri ed il Capitano Luigi Bailo.


In questo testo ho voluto raccogliere tutto ciò che mi è stato possibile trovare su quel "piccolo aeroporto" che fu operativo per due anni, dal 5 ottobre 1915 (giorno in cui vi si insediò la 4° Squadriglia d'artiglieria) alla fine di ottobre del 1917 (quando fu abbandonato e probabilmente incendiato in seguito alla ritirata di Caporetto). Oltre al già citato Oreste Salomone, altri nomi celebri della nostra storia aeronautica sono legati al campo di Gonars per avervi iniziato la loro brillante carriera nei ranghi dei reparti da ricognizione per l'artiglieria: Silvio Scaroni, Fulco Ruffo di Calabria, Ferruccio Ranza per citarne alcuni. Se la storia di questo campo è giunta fino a noi proprio per merito di questi personaggi, trovo doveroso ricordare il soldato Angelo Ean di di Saluzzo (Cuneo), che di certo non compare nei libri di storia ma al quale dobbiamo la maggior parte delle immagini pubblicate su questo libro. Le fotografie del militare piemontese (un addetto alla manutenzione dei biplani della 44° Squadriglia), raccolte in un album, vennero donate dai suoi discendenti all'Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare a Roma, dove sono tuttora preziosamente custodite.


Fabio Franz



Voglio qui ringraziare Fabio Franz per avermi mandato tutte le informazioni sulla Sua opera ( oltre ad una copia della stessa), molto ben documentata , con delle foto provenienti dagli archivi dell'Ufficio Storico e personali in gran parte inedite al pubblico di appassionati italiani.

La mole di informazioni contenuta nel libro e' grande; va da una doverosa premessa sullo stato dell'Aviazione Militare italiana nella grande guerra alle piu' specifice documentazioni riguardanti il Campo di Aviazione di Gonars, alle Squadriglie ivi dislocate ed ai piloti che hanno partecipato alle missioni in territorio nemico. Un capitolo a parte e' riservato all'Incursione su Lubiana del 18 Febbraio 1916.
I miei più sinceri complimenti Fabio !

Il Campo d'Aviazione di Gonars 1915-1917 - di Fabio Franz - Anno 2007 Edizioni Saisera - patrocinato dal Comune di Gonars dal Comune di Bicinicco ISBN 978-88-902421-7-5