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giovedì 30 novembre 2017

L'Aeronautica della Somalia di Silvano Bronchini da Aeronautica del Giugno 1995

L'Aeronautica della Somalia da aeronautica giugno 1995

(1950-60) 

di Silvano Bronchini 

Esattamente 35 anni fa, il 30 giugno 1960, il Comando Aero. nautica della Somalia cessava la sua attività nell'ex colonia che era diventata nazione sovrana dopo dieci anni di amministrazione fiduciaria affidata al nostro Paese. 

E sono quindi trascorsi 45 anni da quando l'Italia ritornò in Somalia per continuare, come potenza amministratrice per conto dell'ONU, quella missione di civiltà che vi aveva svolto per oltre mezzo secolo, dal 1885 al 1941. 

Il compito, non certo semplice, di condurre il popolo somalo all'autogoverno e all'indipendenza fu assolto con senso di responsabilità, profonda coscienza e convinta partecipazione da tutti coloro che vi vennero inviati e, tra essi, dal personale dell'Aeronautica Militare. 

Quella che segue è una breve storia del Comando Aeronautica della Somalia e della sua intensa attività in quel periodo. 



Uno degli L-5 militari poi ceduti all'Aero Club della Somalia


Fin dall'aprile 1948, quando si era avuta la sensazione che l'ONU avrebbe affidato alI'Italia il mandato per l'amministrazione fiduciaria della Somalia, le autorità militari avevano studiato l'istituzione di un corpo di sicurezza di 5.791 uomini nel quale era 
previsto anche un Comando Aeronautica della Somalia, con un organico di 769 persone, che venne formalmente attivato - in base al foglio 203000/0d.2 datato 24 agosto 1949 avente come oggetto "la costituzione in via preventiva del Comando Aeronautica della Somalia - il 15 settembre 1949 sull'aeroporto di Capodichino (Napoli), alle dirette dipendenze dello stato maggiore Aeronautica, con il compito di approntare organicamente e addestrativamente gli enti e i reparti aerei destinati, insieme a unità dell'Esercito e della Marina, a presidiare militarmente il territorio somalo allo scopo di garantirne la sicurezza e di mantenerne l'ordine interno. 


Il 22 febbraio 1950 il nostro governo accettò il mandato per l'amministrazione fiduciaria italiana della Somalia (AFIS) che l'assemblea generale dell'ONU aveva approvato il 21 novembre 1949 e si poté quindi dare attuazione al «piano Ceesarpredisposto per sostituire il personale militare britannico in Somalia.

Per quanto riguarda l'Aeronautica Militare il trasporto del personale e dei mezzi avvenne per via marittima e con i suoi stessi velivoli nel periodo tra il 5 febbraio e il 30 marzo 1950 e interessò 58 ufficiali, 226 sottufficiali e civili, 338 graduati e truppa, 13 aeroplani di vario tipo, 87 automezzi e oltre 1.300 tonnellate di materiale ordinario e speciale.
Un C-45 in sosta ad Alula

L'organizzazione del Comando Aeronautica della Somalia che rivestiva funzioni di Zona Aerea Territoriale (ZAT), fu portata a te'mine in tempi eccezionalmente brevi considerate le numerose difficoltà tra le quali, più notevoli, erano i motivi di urgenza, la scarsa conoscenza delle attrezzature logistiche e operative esistenti sugli aeroporti locali e la poco chiara situazione politico-militare del momento in Somalia e nei paesi vicini. 

Non si dimentichi, inoltre, che l'Aeronautica Militare veniva impegnata = una lunga, difficile e complessa missione a soli 52 mesi dalla fine del secondo conflitto mondiale, nel quale aveva profuo ogni sua energia e dopo il quale era rimasta con pochi aeroplani e con il pe naIe tragicamente ridotto per le pesanz perdite subite. E proprio nella delica.z fase in cui l'Arma azzurra era deci mente impegnata a riorganizzare i propri reparti di volo falcidiati dalla guerra che ad essa venne chiesto di partecipare all'amministrazione fiduciaria della S<>malia, destinandovi uomini, mezzi e materiali da sottrarre necessariamente alle sue già limitate forze. 

Tuttavia, il 31 marzo 1950 il Comando Aeronautica della So" malia, «


E' necessario ricordare che fin dalla loro prima stesura gli organici dell'Aerosomalia subirono profonde modificazioni a causa delle esigenze di bilancio. Basti dire che i 769 nazionali tra ufficiali, sottufficiali, civili e truppa previsti in origine, diventarono 622 alla data del 10 aprile 1950, 369 alla fine dello stesso anno, 136 nell'aprile 1951, 128 nel dicembre 1955,84 alla fine del 1957 e 61 nel dicembre 1959. 

C-47 e C-53 sull'aeroporto di Mogadiscio

La scelta degli aeroplani per la linea di volo avvenne dopo laboriosi studi che tennero conto dei compiti da assolvere, delle distanze da coprire, dello stato degli aeroporti da utilizzare e della particolare climatologia dell'ambiente nel quale operare. Per la squadriglia caccia fu prescelto il P-51 Mustang, per i collegamenti a breve raggio il robusto Stinson L-5 Sentinel e per il compito maggiore, quello del trasporto aereo, il noto bimotore Douglas nelle sue versioni C-47 Skytrain e C-53 Skytrooper. Anche la dotazione di velivoli subì progressive e sostanziali modifiche, tanto da passare dai previsti 18 aerei iniziali ai 13 del febbraio 1950, ai 9 dell'ottobre dello stesso anno e ai 7 del 1953. Nel corso della vita del reparto due C-47 furono sostituiti con altrettanti bimotori Beechcraft C-45 Expediter e due L-5 con due addestratori T-6 Harvard. Al 31 dicembre 1958 la linea di volo risultava composta da un C-53, due C-47 e due C-45. 

All'atto della sua costituzione il Comando Aeronautica della Somalia non aveva una bandiera di guerra che gli venne però concessa e consegnata il 28 marzo 1954 nel corso di una solenne cerimonia sull'aeroporto di Centocelle quando il capo dello stato, in occasione della celebrazione dell'anniversario della costituzione della forza armata, consegnò dieci bandiere di guerra ad altrettanti reparti dell'Aeronautica Militare. 

E come tutti i reparti dell'Aeronautica Militare stessa anche l'Aerosomalia adottò un proprio distintivo che raffigurava un'ala d'aquila sovrastante le stelle della costellazione della Croce del Sud, ricordando così idealmente il vecchio motto "Australi sub cruce" della Aviazione somala del 1930. 


L'attività operativa del Comando Aeronautica della Somalia venne indicata dallo stato maggiore Aeronautica il 10 febbraio 1950 con apposite direttive che stabilivano che l'impiego dell'Aviazione della Somalia (come si continuò per un certo tempo a chiamarla) doveva essere svolto a protezione delle frontiere, a tutela del prestigio delle autorità e in cooperazione con le forze di superficie. I compiti relativi erano quelli del soccorso aereo, della sicurezza interna, di cooperazione con l'Esercito e del trasporto aereo, compiti che, per le già accennate scarse conoscenze che si avevano sulla situazione politica locale del momento, sottolineavano soprattutto le modalità d'intervento in eventuali operazioni militari. 

Dei 54 aeroporti esistenti in Somalia al termine della campagna dell'Africa Orientale e successivamente impiegati dall'Aeronautica nel secondo conflitto mondiale, poterono esserne utilizzati inizialmente - oltre quello di Mogadiscio, unico ad avere la pista in "macadam"soltanto dieci che in seguito, e a prezzo di un duro lavoro, salirono a 18: dapprima Mogadiscio, Iscia Baidoa, Belet Uen, Gardo, Galcaio, Bender Cassim (o Bosaso), Alula, Chisimaio, Bardera e Lugh Ferrandi cui si aggiunsero poi Scusciuban, El Bur, Eil, Obbia, Garoe, Candala, Bender Beila e Dusa Mareb. 

Il 14 marzo 1950, dopo 9 anni, nel cielo della Somalia tornarono a volare aerei con le insegne dell'Aeronautica Militare. Furono due caccia P-51 in volo di collaudo che, sfrecciando su Mogadiscio pilotati dal capitano Carlo Berti e dal tenente Giacomo Rovina, suscitarono il commosso entusiasmo della numerosa comunità italiana, che accorse poi in massa all'aeroporto per festeggiare gli aviatori con una serie di spontanee e calorose manifestazioni di simpatia. E dove, subito dopo, poté assistere al terzo volo della memorabile giornata, quello compiuto sempre con un P-51 dall'aiutante di battaglia Felice Sozzi che eseguì una serie di stupende figure di alta acrobazia che suscitarono l'entusiasmo anche dei solitamente compassati e freddi aviatori britannici presenti in campo. 

L'attività operativa di volo ebbe inizio il 1 aprile successivo con una missione di soccorso ad Alula svolta da un C- 53 pilotato dal maggiore Felice Bastianelli e dal tenente Francesco Fagiolo per trasportare un ammalato grave a Mogadiscio. Seguirono poi numerosi altri voli per missioni di ricerca e soccorso, per trasporto feriti e ammalati dai presìdi dell'interno, per quello di autorità in visite di ispezione, per il trasporto di materiali, posta e personale in avvicendamento (i cosidetti "aeropostali" settimanali del Nord-Est e del Sud-Ovest) e per voli sanitari. 

Particolare impulso venne dato al potenzia mento dei collegamenti radio tra gli aeroporti dell'interno, delle radioassistenze e delle stazioni meteorologiche con l'attivazione di 13 stazioni meteo nell'interno, affidate ad aerologisti somali opportunamente addestrati, e dei due radiofari di Galcaio e Gardo - cui si aggiunsero poi quelli di Iscia Baidoa e di El Bur (quest'ultimo in attività fino al 1954) - affidati a giovani marconisti italiani che vi si avvicendavano a turno. 

Ed è qui doveroso ricordare i loro sacrifici: generalmente senza la vicinanza di altri connazionali specialmente dopo la somalizzazione dei presidi dell'interno avvenuta a partire dal 1955, senza alcuna possibilità di svago, sistemati in tende o in piccoli edifici che nelle ore più calde diventavano inabitabili, riforniti di viveri una volta alla settimana, questi preziosi elementi seppero sempre garantire il delicato servizio. Improvvisandosi meccanici quando i generatori elettrici accusavano noie al funzionamento, sarti e falegnami quanto le tende o i tetti necessitavano di essere riparati, infermieri quando i nativi si ferivano o ammalavano, esposti a pericoli che andavano dal morso del serpente o dello scorpione alla visita notturna della iena nella tenda, talvolta minacciati da malviventi locali, vivendo come eremiti, sempre puntuali agli appuntamenti radio, questi giovani specialisti entusiasti e dotati di un altissimo senso del dovere seppero degnamente rappresentare l'A.M. anche nelle più sperdute località assistendo complessivamente - e bastino questi dati a sottolineare il loro impegno - 7.057 velivoli e trasmettendo o ricevendo un totale di ben 410.215 messaggi relativi all'assistenza al volo. 

A Ila fine del marzo 1951, in considerazione della calma che regnava nel territorio, dell'assenza di disordini e dell'improbabilità di incidenti alle frontiere, i P-51 cessarono i voli per essere smontati e rimpatriati, la squadriglia caccia fu soppressa e il gruppo misto trdsforrnato nella sola squadriglia trasporti e collegamenti. Da quel momento, quindi, l'Aero somalia operò essenzialmente nel settore del trasporto aereo anche a favore delle popolazioni autoctone dell'interno, prive di adeguate vie di comunicazione e dei relativi sistemi di trasporto. 

A metà del 1951, con l'accennata progressiva diminuzione del personale e dei velivoli, l'attività di volo subì un notevole ribasso, accentuato anche dalla sempre maggiore scarsità di ricambi, peraltro non approvvigionabili per quella limitata disponibilità di fondi che, se pur in misura minore, penalizzò sempre le attività del reparto fino al termine del mandato fiduciario. 


Solo l'appassionata opera direttiva dei comandanti e quella esecutiva degli specialisti (quotidianamente impegnati a ricuperare pezzi di ricambio considerati ormai fuori uso e rimessi in efficienza con pazienza, ingegno tecnico e qualche volta geniale inventiva) permise all'Aerosomalia di superare quel difficile momento e continuare nella sua attività volta principalmente ad assicurare i corrieri aerei militari - i citati aeropostali - e i voli di soccorso. 

E' significativo ricordare che dal l o aprile 1950 al 30 giugno 1960 furono effettuati 8.443 voli per un totale di 10.746 ore. Nei 4.983 voli, pari a 7.095 ore, compiuti per gli aeropostali, vennero trasportati 28.522 passeggeri, 306.316 quintali di posta e 1.162.521 tonnellate di merci e materiali. 

Considerato il tipo e l'esiguo numero di velivoli mediamente in dotazione e l'organico del personale navigante in forza, appare evidente- specie se rapportata all'epoca in cui ebbe luogo - l'imponenza dell'attività di volo svolta in quel decennio e che, suddivisa per tutti i giorni di tale periodo, corrisponde a oltre 2 ore e 45' quotidiane svolte, si badi bene, in un ambiente caratterizzato da alte temperature, forti venti monsonici, piogge equatoriali, tempeste di sabbia, elevatissima umidità e comprendenti continui decolli e atterraggi su terreni appena battuti e quasi sempre al massimo del carico consentito (e qualche volta anche di più!). 

L'alta media delle ore di volo giornalmente effettuate e il basso numero di incidenti occorsi (solo tre velivoli perduti dei quali due per cause non legate ad avarie) attestano l'ottima efficienza media degli aeroplani dovuta senza dubbio alle capacità, alla determinazione e ai sacrifici degli addetti alla manutenzione e all'impegno del personale navigante. 

Gli incidenti furono i seguenti: il P- 51 precipitato nei pressi dell'aeroporto di Mogadiscio durante l'esecuzione di una manovra acrobatica il 20 marzo 1950 con la morte del pilota, sergente maggiore Bruno Munarin; il C-53 pilotato dal capitano Elio De Franco e dal sergente maggiore Renato Molinari, con a bordo altri quattro uomini di equipaggio e 14 passeggeri, costretto ad un atterraggio di emergenza nella savana nei pressi di Nairobi per una grave avaria al motore sinistro che, pur portando in pratica alla distruzione del velivolo non provocò alcun danno alle persone; il T-6H pilotato dal comandante del l'Aerosomalia, tenente colonnello Dino Mazzei, che andò distrutto impattando il terreno dell'aeroporto di Alula il 15 maggio 1956 durante un passaggio a bassissima quota e nel quale il pilota perse la vita ed il 10 aviere motorista Antonio Petriccione rimase gravemente ferito. 

L'aeropostale settimanale in sosta a Gardo 
Il 28 giugno 1960, con una solenne cerimonia, la bandiera dell'Aerosomalia - ultima bandiera militare italiana a lasciare la terra d'Africa - veniva rimpatriata dall'autore di queste note, allora "alfiere" del Reparto, per essere deposta e custodita nel Museo Sacrario del Vittoriano a Roma. 

L'ultima missione di volo fu svolta il 30 giugno 1960 con un C-47 dai capitani Renato Reggiani e Aristide Degli Esposti per il trasporto a Nairobi dell'amministratore italiano, nello stesso giorno in cui, con un anticipo di sei mesi sulla data prevista per l'indipendenza della Somalia, cessava il mandato affidato dall'ONU all'Italia. 

Il Comando Aeronautica della Somalia, avendo terminati i compiti per i quali era stato costituito, veniva quindi soppresso con circolare n. 2408/252 datata 12 luglio 1960 dello stato maggiore dell'Aeronautica e tutto il materiale dell'Aerosomalia, compresi i velivoli (per i quali peraltro lo SMA aveva proposto il rimpatrio perché conveniente o, quanto meno, la cessione a pagamento) fu ceduto a titolo gratuito dal governo italiano alla neonata Repubblica Somala per la sua aviazione militare. 

A Mogadiscio rimanevano 20 persone, tra civili e militari, che costituirono il nucleo A.M. per l'assistenza tecnica alla Somalia e, in particolare, alla nascente forza aerea di quella nazione per la quale, fin dal 1954, il personale dell' Aerosomalia aveva dedicato impegno ed energie per dare le basi professionali a specialisti e naviganti che seguivano poi corsi regolari presso gli istituti e le scuole dell'Aeronautica Militare in Italia. 

A conclusione di questa sintesi relativa al Comando Aeronautica della Somalia durante l'amministrazione fiduciaria italiana dell'ex colonia e del quale, purtroppo, si trovano solo rari e generici accenni nella storiografia di quel periodo, è debito morale ricordare - anche per onorarne i Caduti - che al Reparto venne riconosciuto dalle più alte autorità nazionali, somale e dell'ONU di aver brillantemente svolto i propri compiti, contribuendo in maniera fattiva e determinante al compimento dell'alto incarico di civilizzazione affidato all'Italia. 

sabato 11 novembre 2017

Mattino di Primavera - Il collaudo del Sagittario


da Aeronautica Giugno 1996

Mattino di Primavera - Il collaudo del Sagittario




di Costantino Petrosellini

Questa mattina, 19 maggio 1996, inconsciamente mi sono svegliato alle prime luci dell'alba, sono andato alla finestra ed ho guardato il cielo. E' limpido e sereno: e lo smog ed i rumori della città non hanno ancora inquinato l'ambiente immerso, a quest'ora, prevalentemente nel sonno.

Ho cercato sulla sedia accanto al letto la mia combinazione di volo, come quarant'anni fa, la stessa ora, lo stesso giorno, il 19 maggio 1956. L'ho ritrovata, nella mia memoria: e l'ho indossata di corsa, mi sono sciacquato il viso, ho preso la macchina e mi sono precipitato a Pratica di Mare.

Con gli occhi chiusi, seduto sulla sponda del letto, ho rivissuto attimo per attimo quel giorno così importante della mia vita di pilota. Giorno del quale ho ripercorso oggi ogni istante, ogni emozione, ogni palpito.

E' necessario dire cosa significa nella strada aspra ed entusiasmante di un aviatore il primo volo di collaudo di un prototipo?

Mentre ero al Centre d'Essais en Vol di Bretigny (Francia), nel 1954, a seguire il corso per piloti collaudatori, mi era stato comunicato che ero stato prescelto per portare in volo il primo caccia a reazione costruito in Italia nel dopoguerra, il "Sagittario" che doveva essere prodotto nelle officine Aerfer di Pomigliano d'Arco.

Finito il corso in Francia, lasciai il Reparto Sperimentale di Volo e mi spostai a Napoli. Tutto il 1955 e l'inizio del 1956 li passai nel capannone dell'Aerfer dove il Sagittario stava prendendo forma. Ogni più piccolo particolare, ogni centina, ogni trasmissione, ogni impianto mi passavano sotto gli occhi e le mani: partecipavo alla costruzione insieme ai bravissimi tecnici dando loro l'aiuto che potevo, anche in funzione di tutto ciò che avevo imparato nell'impegnativo corso a Bretigny.

La cabina di pilotaggio, poi, mi occupava la mente e il cuore: ogni comando, ogni strumento, ogni particolare doveva rispondere ad un preciso criterio di ergonomia, dovuto al fatto che il complesso non doveva soltanto servire al pilotaggio ed all'impiego del velivolo, ma anche all'esecuzione delle prove di volo, severe, già programmate.

L'aereo, infatti, doveva rispondere ai requisiti di un caccia Intercettore dalle prestazioni transoniche. Sulla carta, erano previsti un "mach critico" ben superiore ad 1, una tangenza di oltre 45.000 piedi (13.500 metri), con prestazioni di decollo ed atterraggio particolarmente brillanti.

Per ottenere tutto ciò, il progettista ing. Sergio Stefanutti (uno dei grandi geni dell'aerodinamica che l'Italia poteva vantare) aveva studiato un'ala con 45 gradi di freccia (molto, all'epoca: l'F-86 aveva una freccia di 37 gradi), con profilo laminare a spessore variabile lungo 12 m (per migliorare le caratteristiche di stallo e di manovrabilità), nonché una particolare distribuzione delle masse (motore Rolls-Royce in posizione anteriore, con getto al di sotto della fusoliera) serbatoio principale del carburante nella parte posteriore della fusoliera e armamento (2 cannoni da 30 mm.) e munizionamento in posizione esattamente baricentrica.

In totale, 3.200 kg. di peso totale (in configurazione "intercettore") con una spinta di oltre 1.800 kg. del motore.

A febbraio 1956 cominciarono i rullaggi sulla pista di Pomigliano d'Arco. Nelle ore in cui non c'era l'attività della Scuola di volo dell'Accademia Aeronautica, per giorni e giorni, avanti e indietro sulla pista a provare freni, movimenti dei comandi (servocomandi idraulici), risposta del motore, radio, osservando temperature, regimi, consumi.

Poi, alla fine di aprile, dopo tutto questo lavoro (necessario anche per arrivare ad una perfetta simbiosi velivolo-pilota), il Sagittario fu installato su un particolare pianale di un rimorchio di un enorme camion per essere spostato a Pratica di Mare per i voli di collaudo in quanto la possibilità di effettuarli a Capodichino era stata scartata per la vicinanza della città con evidenti rischi.

Noi tutti, l'ing. Stefanutti, il direttore delle prove di volo ing. Meneghini, il progettista degli impianti elettrici ed elettronici ing. Bartoli, il capotecnico Giovanardi, i tecnici Magara, il ten. GAri Pirani (capo Ufficio sorveglianza tecnica) ed io aspettavamo con ansia l'arrivo: al tramonto il Sagittario era a Pratica di Mare.

Il mattino successivo, durante lo scarico, la gru "scarrucolò" e il velivolo urtò il pavimento dell'hangar con il carrello ancora chiuso. Per fortuna i danni furono lievi ed il giorno successivo potemmo ricominciare i rullaggi. Questa volta la lunghezza della pista di Pratica permetteva il raggiungimento di velocità molto più elevate di quella che era stato possibile toccare a Pomigliano.

Queste prove venivano effettuate nelle ore in cui era ferma l'attività del 4° Stormo che nello stesso periodo si era spostato da Capodichino a Patica, con i piloti che avevano iniziato i "passaggi" sull'F-86E di recente dotazione.

Per un paio di settimane, si continuò con i "salti di pulce", a velocità via via più elevate. "Si" continuò: perché "lui" ed "io" eravamo entrati in confidenza e tutti e due (che strano: un aeroplano coi sentimenti?) aspettavamo con ansia il giorno del primo volo. Avevamo provato tutto: il motore, i freni, il paracadute di coda, l'efficacia degli alettoni e dell'elevatore, più e più volte.

La sera del 17 maggio eravamo pronti. L'ing. Meneghini, l'ing. Stefanutti ed io avevamo pregato di non divulgare la notizia che il mattino successivo sarebbe stato effettuato il primo volo. Infatti '" alle 9 del 18 maggio l'aeroporto era pieno di autorità dell'IRI e dell'AM a cominciare dal capo di stato maggiore gen. Raffaelli, ispiratore del progetto del "caccia leggero".


Facemmo buon viso a cattivo gioco. 

Feci con calma il controllo esterno, salii a bordo, spuntai con pignoleria tutta la mia check-list, misi in moto ed iniziai a rullare verso la testata della pista 13. 

Allineamento, freni, messaggio alla torre e tutto motore dentro. Parametri regolari, pressioni e temperature a posto. Stavo per mollare i freni, quando improvvisamente la lampadina rossa della bassa pressione carburante si accese: il manometro, però segnava pressione giusta. Avevo fatto installare a bordo due sistemi di controllo per ogni impianto, con sensori separati. Ridussi al minimo il motore, poi diedi ancora piena potenza. Niente da fare: la lampadina rossa restava pervicacemente accesa. Malinconicamente, tornai rullando all'hangar e fermai il motore. 

Quando spiegai di che si trattava, alcuni del seguito del generale Raffaelli tentarono di convincermi: in fondo era chiaro che si trattava soltanto del malfunzionamento del sensore. Il manometro confermava che la pressione carburante era regolare. Potevo, secondo loro, andare benissimo in volo. 

Fui irremovibile: si trattava di un prototipo costato miliardi e impegno. I due sensori per ogni impianto erano irrinunciabili. Il gen. Raffaelli salì sull'ala e venne a stringermi la mano: lui, da grande pilota qual'era, aveva capito. 

Così tutti andarono via e noi rimanemmo lì a lavorare. La sera l'aereo era pronto: il sensore era stato sostituito e tutto funzionava a dovere. 


Il Sagittario 2 operativo a Pratica di Mare (foto Franchini) 



Lo stesso velivolo al museo AM di Vigna di Valle 

Il mattino dopo, il 19 maggio 1956, stava appena spuntando il sole. Sul piazzale dell'hangar eravamo solo i quattro gatti già menzionati. In aeroporto tutti, tranne il personale dei vari servizi, dormivano. 

Il motore partì benissimo al primo colpo. Iniziai a rullare verso la pista osservando i saluti festosi degli uomini che avevano realizzato il velivolo. Allineamento sulla testata 13. «Pratica Torre, Sagittario, pronto al decollo». «Sagittario da Torre Pratica, autorizzato al decollo, vento calmo. Comandante, auguri!». 

L'accelerazione fu immediata, a 120 nodi su il ruotino anteriore, a 140 il franco distacco da terra. Ecco, finalmente, "lui" ed "io" eravamo nel nostro elemento. 

Secondo il programma, salita diritta fino a 1.000 piedi, poi la prima virata a destra della "sua" vita. Comandi dolcìssi'mi, equilibrio ottimo. Nel tratto "sottovento", salita a 2.000 piedi, virata a sinistra, poi ancora a destra, prove di risposta longitudinale a vari regimi del motore, quindi "virata base". 

Ecco, ora siamo allineati per il "finale". Giù i flaps, aperti gli aerofreni. L'aereo è equilibrato, risponde bene. Motore ridotto, velocità di avvicinamento (largamente prudenziale) 175 nodi. Poi, in "corto", motore, velocità in decremento, siamo sulla testata, un piccolo tocco alla cloche a tirare. Il contatto è dolce, l'aereo è veloce: mano alla maniglia del paracadute di coda. Si apre subito: la frenata è efficace. La Torre esplode in un «evviva!"». Finalmente anche l'Italia ha un caccia moderno all'altezza dei tempi. Sono autorizzato ad effettuare il backtrack sulla pista ed uscire dal raccordo diretto all'hangar dal quale sono entrato. Capisco subito il perché: tutto il 40 Stormo s'è svegliato e sono tutti, urlanti di gioia, lungo il raccordo. Corrono dietro al velivolo che rulla: una folla di amici, piloti, specialisti, avieri. Mi tirano giù di forza dal cockpit, e il medico di Stormo, il dr. Valletta, mi prende sulle spalle e poi tutti gridando verso il Circolo. 

Un attimo la strana carovana si ferma e vedo Stefanutti che mi guarda con gli occhi lucidi di pianto e con evidente commozione. 

Al Circolo ci abbracciamo: e così inizia (è ancora mattino abbastanza presto) il19 maggio 1956, quarant'anni fa, giorno indimenticabile della mia vita.

sabato 24 maggio 2014

RADUNO A BRINDISI DEL 5^ CORSO PILOTI ALITALIA 29 Maggio 2014

RADUNO A BRINDISI DEL 5^ CORSO PILOTI ALITALIA

Nei giorni 29 e 30 maggio, si svolgerà a Brindisi un raduno degli ex allievi piloti che hanno partecipato al "5^ Corso" della Scuola di volo dell'Alitalia. I partecipanti, ricorrendo il cinquantesimo anno  dall'inizio del corso, hanno deciso di riunirsi là dove è cominciata la loro fortunata “avventura”. Un po’ di cronistoria: Negli anni '60 l’Alitalia, allora settima compagnia aerea del mondo ed in forte espansione, decise di sopperire alla carenza di piloti realizzando una propria scuola di volo. L’allora Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, gen. Aldo Remondino, mise a disposizione della compagnia sia l’aeroporto militare di Brindisi che le relative strutture (hangar, uffici, circolo Ufficiali, mensa e camerate) e, soprattutto, gli istruttori militari della vicina base di Lecce.

Per l’addestramento in volo dei futuri piloti furono utilizzati quattro Aermacchi MB326 usciti direttamente dalle fabbrica con l'elegante livrea dell’Alitalia. Nel febbraio del 1964, esattamente mezzo secolo fa, sessantacinque borsisti, selezionati tra mezzo migliaio di ragazzi, iniziarono il 5° Corso, trascorrendo a Brindisi circa sei mesi di formazione in volo. Solo venti di loro superarono l’addestramento e furono impiegati come piloti nelle varie macchine della compagnia (dall’innovativo Caravelle al glorioso DC8 e poi via via fino ai Jumbo MD11 e B747) raggiungendo tutti – unico caso nei vari corsi dell’Alitalia – il grado di Comandante.

Il raduno prevede le seguenti tappe: Nel primo pomeriggio di giovedì 29 maggio i partecipanti giungeranno al Grande Albergo Internazionale da diverse città d’Italia e, dopo una doverosa visita alla città che li ospitò 50 anni orsono, si ritroveranno al ristorante Skipper per una cena conviviale.

Il giorno successivo, venerdì 30, dopo un incontro con le autorità cittadine, il gruppo sarà ricevuto dal Col. Andrea Aiello, Comandante del Distaccamento dell'A.M. dell'Aeroporto di Brindisi. Nell’occasione sarà deposta una corona di fiori ai Caduti dell'A.M. cui seguirà una visita alla Base con particolare riferimento ai luoghi "vissuti" dai componenti del Corso. Infine, un pranzo presso il locale Circolo Ufficiali dell’AM concluderà le cerimonie di questo nostalgico raduno.


(nella foto Gli allievi del 5° Corso AZ  a Brindisi nel 1964 davanti all'hangar utilizzato dalla Scuola di Volo Alitalia, coi loro caschi di volo hanno disegnato il “5”
 
Comunicazione per la Stampa - Carlo d'Agostino -  Gorizia 22 maggio 2014
 


Organizzazione Raduno 5^ Corso AZ – INFO Fulvio Chianese 
chianesef@libero.it
 

mercoledì 29 gennaio 2014

L’ASSOCIAZIONE ARMA AERONAUTICA DI MONFALCONE PREMIA DUE SOCI

L’ASSOCIAZIONE ARMA AERONAUTICA DI MONFALCONE PREMIA DUE SOCI


Nello scorso gennaio il presidente della Sezione di Monfalcone dell’Associazione Arma Aeronautica  ha voluto assegnare riconoscimenti a due suoi soci, che si sono particolarmente distinti.

Con l’interessamento della presidenza nazionale dell’Associazione ha fatto riconoscere all’aviere autista Guido Zuri, che nel corso della II guerra mondiale per la sua partecipazione ad importanti Campagne ha meritato la Croce al Merito di Guerra, il titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica ed al socio maresciallo Edgardo Trevisan il titolo di “socio benemerito” con l’iscrizione nel relativo Albo.

Assente il socio Zuri, nel corso di una cerimonia il Diploma e distintivo è stato consegnato a Trevisan dal presidente regionale nonché presidente di Sezione col. Rino Romano.

Era presente anche il “personaggio aeronautico dell’anno 2013”, il giovane pilota Luca Bertossio, campione del mondo della specialità aliante acrobatico, al quale il col. Romano ha consegnato il dipinto di Bressanutti, sul quale l’artista – come promesso – ha aggiunto un aliante in volo fra le immagini.
 
Carlo d’Agostino testo e foto

(nella foto la consegna del Diploma di socio benemerito (a sx) Trevisan

domenica 13 ottobre 2013

Convegno a Udine “ L’Associazione Arma Aeronautica nel Friuli Veneiza Giulia (1954-2013) – Presente e Futuro”

Convegno a  Udine “ L’Associazione Arma Aeronautica nel Friuli Veneiza Giulia (1954-2013) – Presente e Futuro”




Si è svolta a Udine il 10 ottobre l’annunciato Convegno che aveva lo scopo di illustrare il presente dell’Associazione Arma Aeronautica (fondata a Torino nel 1952 che conta oltre 35.000 iscritti) ed il suo futuro nel quadro non solo della riorganizzazione delle Forze Armate dopo l’abolizione delle leva obbligatoria ma anche delle varie associazioni esistenti in Italia sempre di “contenuto” aeronautico.

Abbiamo detto aveva in quanto secondo noi non ha raggiunto lo scopo al quale aveva puntato il suo principale organizzatore, il col. Rino Romano presidente regionale sempre sensibile ad unire le sinergie comuni per un rafforzamento, ben conscio del detto che l’unione fa la forza. Le relazioni presentate da sono state di estremo interesse e tenute da “nomi” di rilievo, ma in generale non si è raggiunto lo scopo di un esame della situazione e di come si dovrà muovere l’Associazione nei prossimi anni.

Cornice al Convegno – ottima la sua organizzazione curata dal col. Romano in tutti i suoi dettagli -  la splendida Sala dell’auditorium della Regione Friuli Venezia Giulia con la presenza di presidenti e soci delle sezioni regionali della AAA, di una nutrita rappresentanza dell’AM e soprattutto dei ragazzi dell’Istituto Tecnico “Malignani” e dell’Istituto Nautico (sezione aeronautica) di Trieste che hanno ascoltato con attenzione gli interventi dei vari relatori.

Erano presenti fra gli altri  il col.  Valentino Savoldi  comandante dell'aeroporto «Pagliano e Gori» di Aviano, il v. Prefetto di Udine dr. Francesco Palazzolo, l’assessore regionale alle infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale, lavori pubblici ed Università dott.ssa Mariagrazia Santoro che ha poi aperto i lavori con il saluto di benvenuto della regione FVG.

Carlo d’Agostino

Nella foto: il prof. Giovanni Battista Carulli, consigliere nazionale della AAA, che ha presentato la storia e le finalità dell’associazione

domenica 19 maggio 2013

La fine dell' albatross di Padova...

Poche righe per la perdita dell'Albatross di Padova , tutte le notizie le potete trovare su facebook nel gruppo degli amici HAG:



Foto Marco Alberto Rebosio - via HAG
 
https://www.facebook.com/groups/infoHAG.Italy/



Sono arrabbiato ed amareggiato come la maggior parte degli appassionati italiani, sta di fatto ancora una volta che i demolitori hanno vinto passano i decenni ma sono sempre li'... sotto varie forme ma sono li' , appena uno abbassa la guardia sono li'...

Da parte mia esorto tutti gli appassionati a tirare dritto e a non fermasi piu' in certi luoghi... 




sabato 15 settembre 2012

Libro: I Thunder Italiani - Museo dell'Aeronautica GIanni Caproni

Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni - Trento
Sabato 13 OTTOBRE 2012, alle ore 10.30 





Vi aspettiamo per la presentazione del nuovo lavoro editoriale di Luigino Caliaro, "I Thunder Italiani", edito dal GMT-Gruppo Modellistico Trentino di Studio e Ricerca Storica, tributo fotografico ad

uno dei velivoli più importanti della storia della nostra Aeronautica Militare.

All’evento presenzieranno anche quattro ex piloti di F/RF-84 che condivideranno con il pubblico le loro esperienze di piloti di Thunderstreak e Thunderflash negli anni della guerra fredda, commentando anche le foto e i filmati che verranno proiettati nel corso della presentazione.

Vi aspettiamo numerosi e... diffondete la voce! ;-)
 

sabato 15 maggio 2010

CORSO DI CULTURA AERONAUTICA CITTA’ DI TORINO - Anno 2010



COMUNICATO STAMPA

CORSO DI CULTURA AERONAUTICA CITTA’ DI TORINO
GLI STUDENTI DELLE SCUOLE TORINESI IN VOLO
CON L’AERONAUTICA MILITARE DALL’AERO CLUB DI TORINO


Trecento ragazze e ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 20 anni, delle classi terze, quarte e quinte di nove istituti scolastici superiori di Torino stanno in questi giorni frequentando – presso l'aula magna dell’Istituto “Albert Einstein” di Torino – un corso di cultura aeronautica organizzato dal Centro di Volo a Vela dell’Aeronautica Militare di Guidonia (Ro ma), dipendente dal Comando Scuole dell’A.M./ 3a Regione Aerea di Bari.
Le scuole di Torino che hanno partecipato all’iniziativa sono: l’Istituto Tecnico Industriale Avogadro; l’Istituto Alberghiero Colombatto; il Liceo Scientifico Einstein; l’Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato Plana; l’Istituto Tecnico Commerciale Statale Russell-Moro; l’Istituto Tecnico Statale per Geometri Guarini; l’Istituto Steiner; l’Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato Zerboni e l’Istituto Istruzione Superiore Majorana.

Il corso, che è iniziato lunedì 10 Maggio e si concluderà venerdì 21 Maggio, è completamente gratuito e consiste in un ciclo di lezioni teoriche a terra sui principi basilari del volo e in una parte pratica in volo che si effettuerà su velivoli Siai 208/M.

I voli di ambientamento su aerei monomotore a doppio comando si svolgeranno, dal 17 al 20 maggio, sotto la guida di piloti istruttori del Centro di Volo a Vela e avranno come base logistica per i decolli l’aeroporto “Torino-Aeritalia” di Collegno, sede dell’Aero Club Torino, in Largo Quarantelli, 1.

L’evento è stato presentato oggi a Collegno, all’Aero Club Torino, alla presenza dei 300 studenti e dei loro familiari, salutati dal Comandante del Centro di Volo a Vela dell'Aeronautica Militare, Maggiore Pilota Vincenzo Costagliola, e dal Presidente dell’Aero Club Torino, Angelo Moriondo. Sono intervenuti inoltre l’Assessore della Regione Piemonte alla Cultura e alle Politiche Giovanili, Michele Giuseppe Coppola, l’Assessore all’Istruzione della Provincia di Torino, Umberto D’Ottavio, e il Sindaco della Città di Collegno, Silvana Accossato.

«La promozione e la divulgazione della cultura aeronautica – ha affermato il presidente dell’Aero Club Angelo Moriondo – costituisce lo scopo preminente dello statuto del nostro Aero Club. Perseguendo questo obiettivo, nel 2005 è stata stipulata la Convenzione con l'Istituto Tecnico Statale “Grassi” per l'attuazione del Progetto “Professionalità in volo” nell’ambito delle iniziative della Provincia di Torino relative all’alternanza scuola-lavoro.

Nel novembre scorso è stato presentato l’accordo con il Politecnico di Torino per realizzare uno stretto collegamento tra la realtà accademica e quella della gestione aeroportuale, attuando alcune forme di collaborazione per studi, ricerche specifiche, consulenze di carattere scientifico e attività di formazione e didattica. E adesso, questa importante iniziativa dell’Aeronautica Militare Italiana, che siamo onorati di ospitare sul nostro Aeroporto, e che vede coinvolti numerosi studenti delle scuole torinesi. Un sincero ringraziamento – ha proseguito Angelo Moriondo – va all’Aeronautica Militare per la preziosa opportunità che ci ha concesso per esprimere pienamente la vocazione del nostro Aeroporto, quale luogo ideale per le attività di pubblico servizio in campo aeronautico».

«I Corsi di Cultura Aeronautica – ha affermato il Maggiore Costagliola - rappresentano da decenni il biglietto da visita dell’Aeronautica Militare presso il mondo giovanile; infatti essi mirano a diffondere la Cultura Aeronautica presso i giovani del paese. Le tradizioni aeronautiche nazionali sono tra le più antiche e nobili del mondo ed è per questo motivo che puntiamo a tenerle alte con questa iniziativa. Il Corso di Cultura Aeronautica di Torino, seguito a quello dell’Aquila e Ferrara, chiude il ciclo dei tre programmati dall’Aeronautica Militare per l’anno in corso, a cui hanno aderito quasi un migliaio di studenti italiani. Un ringraziamento particolare – conclude il Maggiore Costagliola – va a tutti gli studenti che hanno aderito all’iniziativa veri protagonisti del Corso e tutti coloro, sia militari che civili, grazie ai quali tutto ciò è stato reso possibile».

A tutti i partecipanti sarà rilasciato un attestato di frequenza che darà diritto a un punteggio di merito in alcuni concorsi per l’arruolamento in Aeronautica Militare. I primi classificati avranno, inoltre, la possibilità di accedere a ulteriori iniziative promozionali dello Stato Maggiore Aeronautica.

I corsi di cultura aeronautica, che si svolgono ogni anno in diverse città italiane, rientrano nel quadro delle attività informative e orientative predisposte dallo Stato Maggiore Aeronautica in accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e sono orientati alla diffusione della cultura aeronautica tra i giovani del Paese.

La cerimonia di chiusura del corso, con la consegna degli attestati di partecipazione, si terrà venerdì 21 maggio alle ore 14.30, presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Albert Einstein” di Torino, in via Pacini 28, alla presenza del Comandante del Centro di Volo a Vela dell'Aeronautica Militare.


Collegno (To), 14 maggio 2010



Centro di Volo a Vela di Guidonia Aeronautica Militare
Ten. Pil. Fabrizio Grillo
email: fabrizio.grilloATaeronautica.difesa.it

Ufficio stampa Aero Club Torino
Luciana Salato
email: lu.salatoATlibero.it

lunedì 15 marzo 2010

I 100 ANNI DEL SERG.MAGG.PILOTA RAFFAELE CHIANESE


ASSOCIAZIONE CULTURALE 4° STORMO

Gorizia, 14 marzo 2010 – comunicato Stampa -

I 100 ANNI DEL SERG.MAGG.PILOTA RAFFAELE CHIANESE



Il 14 marzo il serg.magg. Pilota Raffaele Chianese ha avuto intorno a sé, in occasione dei suoi 100 anni, tutti coloro che lo hanno conosciuto, i più lontani hanno inviato messaggi d'augurio e più vicini non hanno dimenticato chi gli ha aiutati a “mettere le ali” e gli ha insegnato l'acrobazia.

Una riunione nella casa del figlio Fulvio a Gorizia, dove risiedono entrambi, con “nomi” dell'Aeronautica Militare italiana: fra i quali gen. Vittorio Cumin e com.te Enio Anticoli delle prime Pattuglie acrobatiche dell'Aeronautica Militare del dopoguerra, com.te Luciano Bittesini dell'associazione Volo Isonzo, col. Assenzio Gaddoni per il Consiglio Direttivo del Circolo della PAN i presidenti delle Sezioni dell'Associazione Arma Aeronautica di Gorizia e Monfalcone,.e tanti altri che gli hanno tributato i giusti onori per un uomo, un pilota, che nella sua modestia tanto ha dato all'aeronautica e tante vicende ha vissuto forse per troppo tempo un po' dimenticate, quando dopo oltre cinquantanni di volo si è dedicato soltanto ai suoi pomodori nella serra di casa.

I primi ricordi sono contenuti nel libro, edito dall'Associazione 4° Stormo nel 2005 curata dal figlio Fulvio (pilota anche lui di linea) “Aquile e Pomodori” e mai titolo fu più adatto! Ora con la “complicità” dei curatori, e cioè Fulvio Chianese, Carlo d'Agostino e Roberto Rossetti, i ricordi sono sempre nitidi, precisi ed appassionanti, del libro “Primo e Ultimo” sempre edito dall'Associazione, presentato nella mattinata dello stesso giorno allo storico Bar “Alle Ali” dove si radunavano negli anni '30 gli aviatori dell'aeroporto di Merna (allora era così conosciuto l'aeroporto di Gorizia) dato che nelle vicinanze si fermava la corriera della linea aeroporto-città.

Messaggi di augurio sono giunti dall'ANPAN Associazione Nazionale Pensionati Aeronaviganti a firma del presidente Adalberto Pellegrino, dal gen.SA Nello Barale Comandante della 1^ Regione Aerea, dal presidente dell'Aero Club d'Italia arch. Giuseppe Leoni e moltissimi altri di amici e colleghi mentre il Capo di Stato Maggiore della Difesa gen. Vittorio Camporini gli ha fatto pervenire una lettera che ricordando la sua vita aeronautica gli esprime la sua ammirazione affermando che “ in questo importantissimo anniversario tutti i Soldati d'Italia si rivolgono con rispettosa ammirazione alle Sue gesta, a ricordo di quei giorni del lontano 1931 che La videro protagonista della costituzione del glorioso 4° Stormo Caccia”. Conclude poi “per questa ammirevole e valoroso memoria di nonn comune e dedicato attaccamento al servizio ed alle più nobili tradizioni militari e di volo, Lei merita il grato ed affettuoso rispetto non solo di tutti i componenti dell'Aeronautica Militare e delle Forze Armate ma anche di tutti gli Italiani”.



(nellefoto Chianese con il gen.Vittorio CUMIN – Chianese con la torta dei 100 anni – regali per Chianese)


Carlo d'Agostino

addetto Stampa Ass. 4° Stormo

giovedì 12 novembre 2009

Associazione Culturale 4° Stormo - Visita al 4°Stormo di Grosseto

Associazione Culturale 4° Stormo Gorizia, 12 novembre 2009
COMUNICATO STAMPA

Visita al 4°Stormo di Grosseto

Recentemente Renato Cocianni, segretario dellìAssociazione Culturale 4° Stormo di Gorizia si è recato alla Base del 4° Stormo di Grosseto per un incontro al fine di coordinare l’attività dell’associazione per il prossimo anno che prevede fra l’altro l’organizzazione di una Raduno degli ex allievi dell’Onfa , l’Istituto per gli orfani degli aviatori che ebbe sede a s. Pietro, frazione di Gorizia, fino al 1943.

Nei colloqui avuti con il Comandante dello Stormo Col.pilota Achille Cazzaniga, e' emersa la grande considerazione di cui l’associazione gode presso lo Stormo. La formella di uno dei piazzali degli hangar del Quarto I cui ruderi sono ancora nell’aeroporto di Gorizia, a suo tempo consegnata al Reparto, verra' inserita nel pavimento del nuovo hangar del 9°Gruppo ad indicare le origini che si fondono con il presente. Naturalmente la formella verra' coperta da una protezione di vetro in modo da essere sempre in vista.
Inoltre la squadra di ciclismo del Quarto Stormo, regolamente iscritta alla Federazione e che partecipa a gare agonistiche, inserirà il logo dell’Associazione sulle magliette insieme a quello dello Stormo.

Con l’occasione sono state donate per l’archivio un’ importante serie di fotografie del velivolo F 104 già impiegato dal Reparto di volo e dell’attuale EFA, fra queste di particolare interesse quella di un esemplare del ”104” donato al grande Museo dell’Aviazione cinese. Interessante la storia di questa donazione avvenuta negli scorsi anni, il velivolo fu diviso in cinque parti e caricato su un C 130J ed il volo effettuato in quattro giorni da Pisa all’aeroporto militare di Pechino a circa 8° chilometri della città.

Le varie parti del velivolo furono sbarcate in notturna ed il giorno dopo caricate su dei camion e trasportate con un convoglio speciale (per circa 60 km.) al museo, dove nei giorni seguenti furono riassemblati in attesa della cerimonia ufficiale di consegna immortalata nella foto scattata alla cerimonia dal 1° M.llo Aldo Fassari.



Addetto Stampa C. d’Agostino