Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta italia. Mostra tutti i post

mercoledì 1 novembre 2017

Contro il Mare in Tempesta di Tonino Cervi da Aeronautica Gennaio 1994

CONTRO IL MARE IN TEMPESTA
di Tonino Cervi da Aeronautica Gennaio 1994




Sul primo pomeriggio del 31 marzo 1942, nel corso di una ricognizione nel Mediterraneo, un idro "506" della 1460 Squadriglia, di stanza ad Elmas, era stato costretto ad ammarare per avaria in mare aperto, a circa 100 miglia ad ovest della Sardegna.

Giunta la relativa comunicazione al comando della base, scatta immediatamente un'operazione di soccorso, che viene affidata a tre idrovolanti: un "S-66", pilotato dal Ten. Arzenton e due "Cant Z", uno dei quali affidato alla mia guida, con assegnazione per ciascuno di una prestabilita area di ricerca nel tratto di mare senalato. Contemporaneamente prende il mare una torpediniera, la quale però avrebbe potuto arrivare sul posto solo il mattino successivo.


Giunti in zona, un componente del mio equipaggio scorge in lontananza, sulla sinistra, il "506" in piena balia delle onde.

Reso noto il ritrovamento sia alla base di Elmas che alla torpediniera e agli altri due aerosoccoritori, mi dirigo con questi ultimi sull'idro in avaria e, mentre Arzenton, uno dei nostri più esperti ed abili idrovolantisti, si dispone all'ammaraggio e io resto in zona, l'altro velivolo, ritenuta ormai superflua la sua presenza, ci saluta con un battito d'ali e si porta sulla rotta di rientro.

Siamo attorno alle 17,30. Vento teso sui 40/50 km/h, visibilità ottima. Il mare, visto dalla nostra quota, appare appena mosso da onde uniformi e lunghe, segnate da strisciate di schiuma, veramente poche per un vento così forte, caratteristica, questa, di maltempo di recente formazione.

In realtà, il mare era ben diverso da quanto sembrava: e lo si capisce subito dal fatto che Arzenton, nel prendere il mare di prua per ammarare contro vento, va a "piastrellare" ripetutamente, prima di fermarsi nelle vicinanze dell'apparecchio da soccorrere, per una violenta aggressione di grosse e massiccie ondate.

In circa mezz' ora si compie il passaggio dei naufraghi dal "506" all' "S-66" che viene, di conseguenza, a trovarsi stracarico e con tredici persone a bordo in un mare che va continuamente peggiorando.

In simili condizini e con luce ormai crepuscolare tre sono le possibilità che si offrono ad Arzenton per il decollo: prendere l'onda per il lungo con vento di fianco, ma l'ala bassa dell"'S-66" costituisce una grave difficoltà; prendere le onde di petto con vento frontale che avrebbe potuto abbreviare il decollo, ma era come voler forare montagne d'acqua; aspettare l'aleatorio arrivo della torpediniera, la quale, però, nella migliore delle ipotesi avrebbe potuto giungere solo dopo otto-dieci ore, ma un tempo d'attesa troppo lungo poiché il continuo peggioramento delle condizioni del mare si dimostrava veramente esiziale per quell'idro dall'ala tanto bassa da fare corpo unico con i galleggianti e l'abitacolo. Ed è proprio per tali ragioni che vedo Arzenton optare, fidando nella sua grande esperienza, per la prima ipotesi e andare al decollo contro onda e con vento frontale.


Dall'alto non ci si rende conto esattamente di quanto ormai sia agitato il mare, ma, quando Arzenton dà manetta, scorgo i due tozzi scafi che affrontano una prima ondata che quasi li copre, per poi scendere nel cavo delle successive, sollevando ad ogni scontro vaste schiumate bianche.

Pare ad un certo punto che la manovra possa riuscire; ma ecco che, ad un tratto, l'''S-66'' schizza in alto pesante e scomposto e, ricadendo sull'ala sinistra, va in cento pezzi. Il castello motori s'inabissa subito in tanti rottami, che la bufera tende a disperdere, e cui sono disperatamente aggrappati tredici uomini riusciti a saltare fuori dal velivolo o da questo sbalzati in mare al momento dell'impatto con quelle gigantesche e rabbiose onde; ed è la più dolorosa immagine della nostra fragile umanità dinanzi all potenza della natura.

Nel compiere ancora, con dolore e con rabbia, qualche giro intorno per capire meglio la situazione, mi consulto con l'equipaggio ed insieme, tesi ma calmi, consideriamo che la nave, anche se è in viaggio, al suo arrivo non avrebbe trovato più nessuno a galla o ben difficilmente. Intanto, la luce sta calando rapidamente per cui se non ammariamo subito non ci sarà più nulla da fare. Il motorista Boscarino mi assicura che può scaricare rapidamente trenta quintali di benzina per alleggerirci tanto da poter effettuare, poi, il decollo che per il nostro aereo sarà più facile, avendo l'ala alta quattro metri sull'acqua e più potenza.

Fatte tali considerazioni, e d'accordo anche con il secondo pilota, plano con il vento sulla destra, prendendo di mira un'onda molto lunga e quasi dritta, sul fianco della quale dovrei scivolare per qualche centinaio di metri, un po' inclinato contro vento, ben attento a toccare con entrambi gli scafi, contemporaneamente; infatti, se, per un colpo di vento per un'onda "matta", uno degli scafi s'infilasse, sarebbe la fine.

A qualche metro dall'acqua, l'onda prescelta mi appare sempre più grande e più ribollente, il suo avvallamento più profondo; ed anche il vento, che ne sfrangia la cresta in larghe schiumate, sembra ancora più forte.

Un attimo d'indecisione da panico e do manetta per un altro giro. Non so cos'abbia notato, ma, se all'ultimo momento ho avuto quell'attimo di paura, significa che qualcosa non andava; forse la constatazione istintiva che stavo toccando acqua ad una velocità superiore alla solita, pur essendo vicino ala minima anemometrica. Di vento, infatti, ce n'era fin troppo, ma solo laterale.

Compiuto il giro, scelgo un'onda che sembra non peggiore della prima, lunga e ben fatta che dovrebbe permettere di fermarci nel pressi dei naufraghi; avvicinandomi all'acqua la sfioriamo con entrambi gli scafi, veloci, ma nella giusta posizione per mantenerla così, un po' inclinati a contrastare il vento, fino al termine della lunga, laboriosa scivolata.

Sembra che tutto vada per il meglio; senonché alla fine dell'interminabile ammaraggio, l'aereo s'infossa, ormai ingovernabile, in un avvallamento che l'ondata successiva copre totalmente venendoci addosso con una durezza che non sembra propria di un elemento a noi tanto familiare. In quel momento sentiamo anche un colpo come di uno sparo in fusoliera; ha ceduto un tirante d'acciaio dei galleggianti che, investiti da tre quarti, non ha resistito allo sforzo, certamente non previsto in fase di progetto. Peccato, perché eravamo quasi fermi.

Per il resto tutto bene.

I nostri amici naufraghi certamente non hanno mai dubitato del nostro intervento. Infatti, siamo lì con loro ed incominciamo a raccoglierli; qualcuno era sul battellino ancora gonfio per il precedente trasbordo, altri, con o senza salvangente, attaccati ai pezzi di legno più grossi dell"'S-66". Con immenso piacere constato che non manca nessuno e che, pur frastornati, contusi e fradici, non c'è alcun ferito grave.

Espressa la mia intenzione di decollare non appena Boscarino avrà mollato i 3000 litri di carburante in più, mi trovo dinanzi ad un preoccupante contrattempo: Boscarino mi dice che, purtroppo, la valvola di scarico rapido si è bloccata.

Ormai è guasi buio e con quel sovraccarico, mare in tempesta e l'impossibilità di scegliere l'onda giusta, tutte condizioni che mi obbligherebbero ad lungo, difficilissimo decollo, mi rendo conto che, per il momento, la scelta più ragionevole è quella di attendere il placarsi della tempesta o l'arrivo della torpediniera, cercando nel frattempo di tenere l'idro in modo da non fargli subire danni.

Ed è ciò che faccio.  Lente, cariche di una crescente ansia e dense di pensieri facilmente immaginabili, scorrono le ore, mentre, inoltre, tutti gli uomini recuperati, chiusi dentro la fusoliera, bagnati fradici come sono, infreddoliti,
sottoposti ad un tremendo ballo. cominciano a stare male e, da via, sempre di più.

Con l'intenzione di tenere sù il morale di ciascuno, e anche il mio. non trovo di meglio che insistere sulla solidità del velivolo e come. se si riesca a tenerI o con la prua a.: mare, esso venga a tra formarsi un inaffondabile catamarano, dari gli scafi stagni di tredici metri dei quali è dotato e con un interstizio di sette. Dal canto suo, il secondo pilota, che anche in questa occasione non ha perduto il proprio abituale buonumore, fa altrettanto con uscite di vario genere.

Scende la notte e con l'oscurità che ci viene ad inghiottire cresce in ognuno di noi la tensione, l'apprensione. Si calmerà alla fine il mare, arriverà la torpediniera? E quando? Quando?

Verso le due di notte, ora in cui penso che la torpediniera non dovrebbe essere lontana, prendo a lanciare, ad intervalli di venti minuti. razzi di segnalazione, sperando che nei paraggi non si aggiri qualche ricognitore inglese.

Dopo il settimo lancio scorgiamo, finalmente, nel buio, rotto solo a tratti dalle pallide fosforescenze prodotte dalle schiumate delle onde, una luce di risposta. La torpediniera che tanto coraggiosamente ha affrontato quel mare così ostile, ci ha "veduto".
 
 

La speranza, ridotta appena ad un tenue filo, riaffiora di colpo nell'animo di ognuno.

Giuntaci la nave vicino, messasi con un'abile manovra sopravvento e accesi dei fari, effettuiamo, con l'aiuto dei bravissimi marinai, il trasbordo, dei naufragi dando ovviamente la precedenza ai più malconci, paurosamente sballottati da quelle terribili, impietose onde, passando dal velivolo sul battellino, da questo su una scialuppa calata dalla torpediniera, e da questa sulla nave. Quindi, tolto dal 506 ~ quanto non dovevamo lasciare. messo l'aeroplano con la prua al mare e ben legato all'ancora galleggiante, anche il mio equipaggio ed io saliamo sulla torpediniera.

Abbiamo salutato il nostro "Cant n un sincero affettuoso "arrivederci". Ma che struggente pena nel vederlo. a mano, a mano che la torpediniera si allontanava, farsi sempre più piccolo. È stato come distaccarsi da un fedele amico.

Sì, proprio così, perché per ogni aviatore il suo aeroplano è un amico.

Per tutta la mattinata incrociamo con la torpediniera in prossimità del nostro aereo. Osservo quanto sia brava questa gente di mare e quanto è ammaccata questa vecchia nave che. sono la spinta da vento s'inclina di oltre 30 gradi facendo la spola da Nord a Sud e viceversa.

In un primo tempo non capisco lo scopo di quell'andirivieni, fin che il Comandante non esprime la sua intenzione di agganciare l'areo con un cavo d'acciaio, come fosse un natante qualsiasi, per rimorchiarlo fino al porro di Cagliari. Dopo qualche ora. però, di solitarie riflessioni, egli ordina il rientro perché deve essersi reso conto che i danni che noi avevamo evitato all'idrovolante con decisioni istantanee, consuete per chi vola, li avrebbe creati la nave al primo strappo, dato che ogni aereo, anche se pesante cento quintali, è un complesso di metalli leggeri e, quindi, da trattarsi di conseguenza.

Rientrati così, sani e salvi ad Elmas, viviamo tutta la gioia dello scampato pericolo, ma con un pensiero inchiodato

nella mente: che fine avrà fatto il nostro generoso "Cant Z 506", in mezzo a quel mare infuriato?

Passata questa tempesta, la più brutta di quelle che affrontato assieme al mio magnifico equipaggio, esso viene dopo tre giorni avvistato - e di colpo un altro moto di gioia ci afferra - ad oltre 200 miglia ad EstSud Est del canale di Sicilia. È intatto, tutto bianco brillante di sale, quasi fiero di sé per avere vinto un'altra sua battaglia, e forse la più entusiasmante in quanto combattuta contro quella tremenda, impietosa forza che scatena l'infuriare di una tempesta in mare.

Ritrovato parimenti, poco più lontano, l'altro "506", quello che aveva ammarato per avaria.

Ed è, così, che anche i due velivoli, che erano andati alla deriva avendo perduto l'ancora galleggiante per il cedimento del canapo ai violenti strappi causati dalla furia di quei tre giorni di bufera, se ne tornarono a casa, rimorchiati con la dovuta cura e festosamenti salutati.

Poi, un'incredibile sorpresa. Messo il mio aeroplano sul suo carrello e provati i motori, questi partirono immediatamente.

Una profonda commozione afferrò in quel momento il mio cuore. Mi sembrò, o ne fui certo?, che il loro rombo fosse un'I'umana" espressione di gioia per essere tornato tra di noi, tra i suoi amici, e dirci:

"Vedete come sono stato bravo e come sono ancora "in gamba"?

La stessa commozione che sento ancora oggi, ad oltre cinquanta anni di distanza, nel ricordare questo episodio.

E nel rivedere, uno ad uno, i volti degli uomini del mio magnifico equipaggio e di tutti i naufraghi di quel volo, il mio pensiero va anche a te, caro, indimenticabile, generoso compagno di tante avventure tra mare e cielo.

Tonino Cervi

martedì 24 ottobre 2017

Battaglione Loreto e aliantisti da sbarco. di Giambattista Casarino

da Aeronautica n.11 Dicembre 1995.

Cameri fu sede anche del Reggimento d'assalto Duca d'Aosta

Battaglione Loreto e aliantisti da sbarco.
di Giambattista Casarino
 
Negli anni 1942 e 1943, l'aeroporto di Cameri fu sede di due reparti speciali della Regia Aeronautica, il Battaglione Riattatori "Loreto", al comando del tenente colonnello Salvatore Scovenna, e il NAVSM (Nucleo Addes-tramento Volo Senza Motore) denominato anche Nucleo Aliantisti da sbarco, al comando del tenente colonnello Adolfo Contoli.

La costituzione dei due reparti speciali era inquadrata in un grandioso piano militare concepito per l'occupazione di Malta (Operazione C.3) al quale avrebbero dovuto concorrere forze armate italiane e tedesche con un imponente impiego di uomini e di mezzi. Gli alti comandi avevano pensato di ricorrere all'aviotrasporto con alianti di truppe d'assalto dopo le imprese dei tedeschi nel 1940-41 in Belgio e a Creta dove gli alianti bellici avevano avuto un ruolo determinante. Le cose però non andarono come era stato previsto.

Abbiamo ricostruito per sommi capi la storia, poco conosciuta, di questi due reparti durante la loro permanenza a Cameri, grazie anche alle testimonianze, per il Battaglione Loreto, dell'avvocato Mario Buoncristiani di Roma, allora sottotenente armiere della 1 a Compagnia, e del generale Franco Bassi, allora tenente AArs comandante di plotone della 2a compagnia, e, per gli Aliantisti da sbarco, di Adolfo Contoli, Plinio Rovesti e Gianfranco Benini. Nell'estate del 1942, quando arrivarono a Cameri i primi volontari del battaglione "Loreto", l'aeroporto era "disarmato", senza cioè reparti operativi. Il 17° Stormo BT 73 durante la era stato appena trasferito alle dipendenze del Comando Bombardamento della Sicilia.

Lancio di incursori paracadutisti da Ca. 73 durantre la "giornata dell'aria" del 1930

L'ordine di costituzione del battaglione "Loreto" fu diramato col dispaccio di Superaereo n° 03 dellO giugno 1942. I primi militari arrivarono a Cameri i116 giugno, solo sei giorni dopo. L'addestramento doveva avvenire in tempi rapidi. Il sotto tenente Mario Buoncristiani arrivò il 3 luglio, quando l'organico del nuovo reparto era pressoché completato. "Il personale avrebbe dovuto essere - secondo quanto scrive Mario Buoncristiani che cita in proposito le disposizioni dello Stato Maggiore - esclusivamente volontario ma oltre il dieci per cento fu assegnato d'autorità, consentendo così a molti comandanti di liberarsi dei cosiddetti "lavativi". La loro presenza però non influì sullo spirito del reparto che restò sempre compatto, anche se ci furono alcuni casi poco edificanti. "

Da metà luglio, per un paio di settimane, il personale fu sottoposto a un duro addestramento: furono chiamati appositamente degli ufficiali di fanteria di stanza a Novara. Successivamente subentrarono ufficiali e sottufficiali del battaglione. Durante le marce, i militari indossavano camicia e calzoncini cachi tipo coloniale. Senza la divisa azzurra, sembravano fanti e furono perciò chiamati "fanti azzurri", nome che restò loro anche in seguito. In libera uscita, indossavano la divisa azzurra ma la popolazione locale sapeva ugualmente distinguerli dagli altri aviatori chiamandoli "loretini". "Per me è rimasto sempre un mistero - precisa Buoncristiani - ma di certo qualcosa c'era che ci distingueva dagli altri, dagli "stanziali", più sedentari, burocratici e forse imboscati, e questo essere considerati un po' speciali ci rendeva orgogliosi e fece nascere in tutti noi un "complesso di superiorità "che si trasformò presto in spirito di corpo".

Sull'aria dei motivi musicali più in voga i volontari del Battaglione inventarono le loro canzoni e le cantavano a squarciagola durante le marce e nei momenti di riposo. Erano parodie allegre, goliardiche, che legarono ancora di più gli uni agli altri, coinvolgendo tutti, anche gli ufficiali, rafforzando così l'amalgama del gruppo.

L'organico era di 854 uomini suddivisi in un comando battaglione e 4 compagnie formate di due plotoni ciascuna. Meno della metà degli uomini, precisamente 372 secondo quanto riferisce Buoncristiani, quelli delle prime due compagnie trasportati da alianti, erano destinati a compiere dei veri e propri "blitz" cogliendo di sorpresa e occupando un aeroporto nemico e poi predisponendosi per la sua difesa. Alle altre due compagnie, anche queste trasportate da alianti, spettava il compito di riattivare le attrezzature aeroportuali distrutte durante l'assalto e consentire l'arrivo del grosso della forza di occupazione. Ovviamente la composizione delle compagnie era fatta tenendo conto di queste esigenze, tattico-militare una e tecnico-logistica l'altra. Precorrendo i tempi, fu creata una unità composita ma omogenea, in grado, almeno sulla carta, di compiere e di gestire autonomamente un'importante azione di guerriglia, come una vera e propria "task force" dei nostri giorni. Lo spirito era quello di un gruppo di arditi, di "commandos" votati al sacrificio. "Ma allora gli uomini che dovevano essere impiegati in quelle folli avventure - scrive il generale Bassi - rischiavano veramente la vita perché, armati del solo coraggio, affrontavano un nemico munitissimo e agguerrito".

L'armamento e le attrezzature in dotazione non erano certo gran cosa: 94 pistole Beretta 7,65 con 14 colpi, 94 pugnali (mai distribuiti), 94 mitra Beretta calibro.9 canna lunga (primo modello) con 240 colpi, e 760 moschetti mod.91 con 72 colpi. Inoltre, 6 mitragliere da 20 mm, 18 fucili mitragliatori Breda e un imprecisato numero di bombe a mano. Fra le attrezzature, una stazione radio, telefoni campali, teli e razzi da segnalazione. I mezzi di trasporto erano 10 motociclette 250 cc e 15 biciclette. Razione viveri a secco per 2-3 giorni e 100 pacchetti di medicazione.

Nell'agosto 19-12 la fisionomia del battaglione Loreto assunse una più precisa connotazione in senso tattico-militare, con l'arrivo del colonnello Donatello Gabrielli, bersagliere della 1a guerra mondiale, che assunse il comando del Reggimento d'Assalto Duca d'Aosta del quale facevano parte anche il Nucleo Aliantisti da sbarco e il Battaglione ADRA (Arditi Distruttori Regia Aeronautica) che però era di Stanza in altra sede. Il colonnello Gabrielli sino al mese di novembre, fu anche il comandante dell'aeroporto di Cameri dove il Reggimento Duca d'Aosta ebbe sede.

Nel mese di novembre incominciarono ad affluire sull'aerporto di Cameri gli allievi piloti degli alianti bellici destinati al trasporto dei "loretini". Benché l'ordine di costituzione del Nucleo Aliantisti da sbarco fosse del2 giugno 1942 (n.02/5270) non si riuscì a completare l'organico richiesto di 250 allievi se non quando furono ammessi anche i piloti che avevano ottenuto il brevetto di volo a vela B e C presso le scuole della GIL assistite dalla Regia Aeronautica.

Tra i due reparti, che avrebbero dovuto operare insieme. non ci furono mai contatti, anche se per un breve periodo ebbero sede sullo stesso aeroporto di Cameri. Durante il mese di novembre, quando arrivarono gli aliantisti, i "loretini" cominciarono ad andar via. Furono trasferiti a Marsala in previsione dell'attacco a Malta . Ma la guerra non andò com'era nelle previsioni e l'Operazione C.3 fu prima rinviata, poi annullata. Dalla Sicilia, le prime due compagnie furono inviate in Tunisia, mentre le altre due, rimaste a Marsala, furono letteralmente decimate in un bombardamento aereo.
                                 
L'aliante da trasporto "A.L.12P" con le insegne della Luftwaffe, dopo 1'8 settembre 1943.

Il corso teorico per gli allievi aliantisti da sbarco iniziò a Cameri nel dicembre. Le lezioni si tennero nel cinema-teatro aeroportuale e comprendevano anche insegnamenti sulla tattica militare, sull'uso delle armi e sulle azioni di sabotaggio. Dopo aver portato sull'obiettivo le truppe d'assalto e i riattatori, infatti, anche i piloti dovevano dare man forte nelle operazioni militari.

Nel mese di gennaio incominciarono le lezioni pratiche di volo, diurne e notturne.

Sul campo di Cameri c'erano lO alianti DFS 230 e quattro GO 242 ceduti dalla Luftwaffe; ma furono impiegati, soprattutto nella prima fase di insegnamento, alianti sportivi e da record, quali il CAT 28, il Bonomi, l'Asiago. Venne anche utilizzato un FL.3 senza elica, trainato da Ro.41, RO.37 e Ba.28. Arrivò a Cameri anche il prototipo A.L.12P costruito dalla Aeronautica Lombarda, un aliante di grosso tonnellaggio che diede ottimi riscontri ma che non fu mai prodotto in serie per la piega negativa che aveva preso la guerra.

Tra gli aerei che furono impiegati per il traino, oltre quelli già citati, c'erano Ca.100, 111 e 133, Ba.25, Fiat CR.42, e, per gli alianti più pesanti, l'SM.81.

Gli allievi furono sottoposti a un duro tirocinio, fatto di addestramento al volo e di preparazione strettamente militare, con particolare attenzione per l'impiego in azioni di guerriglia.

L'addestramento avrebbe dovuto completarsi nell'estate del 1943. Il tenente colonnello Adolfo Contoli, dopo la partenza del colonnello Gabrielli diventò il comandante dell'aeroporto di Cameri sino alla fine del mese di gennaio 1943 quando gli subentrò il tenente colonnello Corrado Corradino, comandante del 430 Stormo BT rientrato da poco sull'aeroporto novarese.

Nella primavera del 1943 gli alti comandi non dimostrarono più interesse per il corso degli aliantisti: il Reggimento Duca d'Aosta si era pressoché sfasciato, l'operazione C.3 era stata annullata. Il personale di Cameri però continuò a prodigarsi con grande entusiasmo anche se abbandonato dai superiori comandi: tra l'altro, gli alianti disponibili non erano sufficienti per proseguire l'addestramento di tutti e cominciò a mancare la benzina.

Alla fine del mese di aprile iniziò il trasferimento del Nucleo a Orio al Serio, prima, e a Ponte San Pietro, poi. Solo una decina di allievi riuscirono a conseguire il brevetto di pilota d'aliante militare. Dopo 1'8 settembre la scuola cessò di esistere.

I reduci del Reggimento Duca d'Aosta si sono ritrovati il 23 maggio 1987 a Grosseto ma da allora non si ha più notizia di altri raduni.

Gli Aliantisti di Cameri invece sono rimasti molto uniti e hanno organizzato numerosi raduni, a cominciare dal 1963, a Calcinate del Pesce. Si sono incontrati anche sull'aeroporto di Cameri, per il XN raduno, il 26 settembre 1976. Abbiamo notizia anche del XXVIII raduno, il 9 settembre 1990, ad Asiago, dove nacque il volo a vela italiano. A dimostrazione del forte attaccamento esistente tra i reduci del Gruppo, gli aliantisti hanno dato vita anche a un notiziario. Nel numero redatto per organizzare, a Parma, il XXV raduno, hanno scritto: "Quello che lega gli Aliantisti è qualcosa del quale nessuno ha mai scritto, ma che noi intimamente sentiamo. Il generale Contoli sarà presente come sempre e ci troverà tutti uniti intorno a lui."

La continuità e la frequenza dei loro raduni non ha riscontri tra quelli di altri reparti dell'Aeronautica. E' un esempio per tutti di attaccamento al reparto.


domenica 15 ottobre 2017

IL volo a Vela in Italia dal 1921 al 1940 da Aeronautica Aprile 1995

Il volo a vela in Italia dal 1921 al 1940 di Harald Euteneuer
(L'articolo è stato tradotto dal prof. Pier Egilberto de Zordo, Sezione A.A.A. di Merano).



Aeronautica pubblica la traduzione di un articolo sul volo a vela italiano ripreso dal periodico "Luftwaffen-Revue" che, come è noto, è l'organo della Associazione Arma Aeronautica tedesca con la quale l'A.A.A. italiana si è gemellata.

I l famoso Oskar Ursinus nel 1920 invitò a partecipare alla prima gara di volo a vela sulla WasserKuppe, nel gruppo montuoso della Rhon, L'invito fu rivolto a tutti i clubs di aeromodellismo e di volo a vela, nonché all'Associazione tedesca di volo a vela, ed i risultati conseguiti furono un volo a distanza di 1830 m ed un volo della durata di 2 minuti e mezzo.

Già un anno dopo - nel 1921 - il Ten. Col. italiano Vittorio Bonomi (pilota durante la 1 a guerra mondiale) introdusse il volo a vela in Italia. Due anni dopo si formava il primo Gruppo studentesco volovelisti di Pavia. La Lega Aerea Nazionale (LAN) bandì per il mese di ottobre 1924 una gara internazionale di volo a vela da tenersi sull'Altopiano di Asiago. I piloti daliani dott. Ottone Cattaneo, dotto Franco Segrè ed il maresciallo Canavesi volarono su alianti costruiti dal Gruppo studentesco volovelisti di Pavia, e il dott. Segrè stabilì il primo record italiano di volo a vela. Dalla Germania vennero a partecipare a tale gara, guidati da Oskar Ursinus, i volovelisti Fuchs, Papenmeyer e Martens. In quell'occasione Martens stabilì il record mondiale di volo a distanza, volando per 21 km da Monte Mazze a Dueville. Nel 1926 il dotto Cattaneo ed il maresciallo Pasta stabilirono un nuovo record italiano, volando per 16 km.


Aliante da elevate prestazioni "Alcione BS 28"





Su iniziativa del Maresciallo Balbo, nel 1927 fu inaugurata la prima Scuola di volo a vela italiana a Pavullo, diretta dall'allora Cap. Nannini. Tale scuola svolse un importante lavoro pionieristico, non ultimo quello di avere istruito il primo nucleo di piloti di aliante 'che successivamente assunsero singoli gruppi istruendoli al volo.

Negli anni seguenti il Ten. Col.Vittorio Bonomi, uno dei primi pionieri dell'aviazione e pilota d'aeroplano, istituiva, per incoraggiare il volo a vela, sei premi, due dei quali furono assegnati al dott. Cattaneo e al dott. Segrè per i loro voli record.

Il Ten. Col. Vittorio Bonomi fondò inoltre a erba presso Como una fabbrica per la costruzione di alianti e per dare così maggiore espansione a questo sport.

Siccome nel 1931 il dott. Cattaneo era stato ospite sulla Wasserkuppe nel gruppo della Rhon. nel 1932 prese attivamente parte, insieme con il suo amico Ponti, alla gara della Rhone compì addirittura un volo di 4 ore e 16 minuti. Il suo amico Ponti divenne poi noto per avere scoperto, per costruirvi un aeroporto, il campo di Vigna di Valle vicino ai colli ai piedi dell'Appennino, presso Roma.

Pian piano crebbe l'interesse per il volo a vela in vasti strati della popolazione italiana e, grazie all'intensa attività degli Aeroclubs, si formarono i seguenti gruppi:

- Aeroclub di Como sul campo di Erba sotto la guida di V. Bonomi;

- Gruppo di Genova sotto la guida del Cap. Cartosio;

- Gruppo universitario volovelisti di Roma sotto la guida di Bartocci;

- Opera Nazionale Balilla e Aeroclub di Belluno sotto la guida del dotto Sperti;

- AerocJub di Firenze sotto la guida dell'Ing. D. Nuti e G. Antoni;

- Gruppo "Dal Molin" a Varese sotto la guida di Rovesti;

- seguirono poi gli Aeroclubs di Bergamo, Pescara, Trieste e Gorizia.

Nel 1931 , nell'ambito del "Reale Aeroclub d'Italia", si era formata una Commissione centrale per il volo a vela cui venne affidato il compito di disciplinare meglio l'attività del settore mediante un metodico coordinamento e un'adeguata guida di tutte le forze operanti nel volo a vela e con il compito inoltre di rappresentare il volo a vela italiano nell'ISTUS. L'onore di presiedere tale Commissione toccò dapprima al Professor Pistolesi e poi al Ten. Col. Vittorio Bonomi. 

Aliante "Pellicano" sull'aeroporto Sezze Romano ai piedi dell'Appennino

Convinto dell'avvenire che avrebbe avuto il volo senza motore, il Maresciallo Balbo invitò, nel 1933 Roberto Kronfeld a percorrere 1'1 tali a con un "circo ambulante" ed entusiasmare in tal modo per il volo a vela gli strati popolari. Il giro di Kronfeld ebbe pieno successo, e cronache a più colonne riempirono i quotidiani quando Kronfeld volò intorno al Vesuvio con un aliante. Nell'autunno del 1934 il dott. Cattaneo e Ponti acquistarono da Heini Dittmar un "Condor", per introdurre in Italia il volo a vela con elevate prestazioni. Fino a quel momento, infatti, si era incentivato il volo a vela solo come scuola preparatoria per futuri piloti militari, ma le possibilità del volo a vela non erano affatto ben note. Data la natura peninsulare dell'Italia e considerato il grande numero di laghi presenti nell'Italia settentrionale, l'interesse dei volovelisti si era fin da allora orientato verso la sperimentazione di idroalianti. Il 16 settembre 1934 dall'aeroporto Campo dei Fiori presso Varese furono fatti decollare nove alianti anfibi che in formazione compirono un volo della durata di 22 minuti a ammararono su un lago vicino.

Nel 1934 il pilota veleggiatore Zambelli stabilì anche il primo record italiano di durata, volando per 2 ore e 31 minuti, l'anno successivo Italo Ravazzi volò poi per 5 ore e 45 minuti, Antonio Angeloni per 5 ore e 45 minuti e Luigi Caneppele per 6

ore e 2 minuti. Queste prestazioni iniziali erano certo modeste, ma si trattò di voli compiuti tutti da piloti con brevetto B e su semplici alianti da scuola. Durante i corsi del 1936 si incominciò a volare su modelli più avanzati del tipo del "Granau-Baby", dopo di che ebbe subito luogo un ragguardevole numero di esami per il brevetto C. La costruzione di alianti per grandi prestazioni iniziò veramente appena nel 1937/38.

Dalle scuole istituite nel 1934 a Torino, Milano, Varese, Verona, Como, Udine, Ferrara, Ravenna, Pistoia, Bari, Salerno, Cagliari, Colfiorito, Belluno e Pavullo durante i corsi tenuti nel loro primo anno di attività (1935) furono rilasciati 411 brevetti A e 395 brevetti B e registrati oltre 30.000 voli, risultati assai soddisfacenti per questo inizio e che furono poi raddoppiati nel 1936.

Nel 1936, in connessione con lo sviluppo dell'Arma Aeronautica, il volo senza motore ebbe un notevole incremento. Furono istituite nuove scuole, che, dirette da ufficiali istruttori di volo, vennero formando opportune nuove leve di piloti.

Nel corso delle manifestazioni in coincidenza con l'Olimpiade, il 4 ottobre 1936 e Berlino-Staaken, dove accanto alla rappresentanza tedesca quella italiana era la più forte, il Col. Nannini superò il record di altezza di allora, pari a 600 m, di quasi 1000 m, raggiungendo la quota di 1.530 metri dal punto di decollo. "Orione" e "AI-

STORIA AERONAUTICA

Aliante "Pellicano" sull'aeroporto di Sezze Romano ai piedi dell'Appennino.

banella", al pari dei moderni carrelli posti su chassis a 4 ruote per catapultare gli alianti, incontrarono vivo interesse nel campo tecnico a livello internazionale.

Nell'agosto 1936 sul campo storico di Asiago fu solennemente consegnata alla sua destinazione una Scuola di volo a vela. Asiago è una stazione climatica situata su un altopiano a 1000 m di altitudine sul li - vello del mare a 37 km a sud-est di Trento. Qui, anche se la situazione climatica nel bassopiano del Po è del tutto stabile, le condizioni termiche sono ottime, fatto notoriamente dovuto all'influenza delle Alpi. Ad Asiago si erano ottenuti risultati abbastanza buoni anche in presenza dei più differenti valori di pressione barometrica, di temperatura e di umidità. Di particolare importanza è la constatazione che tutti i 45 esami di brevetto C finora sostenuti ad Asiago furono svolti con perfette correnti ascendenti d'aria calda e con rimorchio aereo. La durata del volo oscillava da un minimo di 15 ad un massimo di un'ora e mezza.

Nell'agosto 1937 ad Asiago ebbe luogo la prima "Settimana di volo a vela", alla quale parteciparono 20 alianti. Se in precedenza si era volato principalmente su modelli tedeschi, in occasione di detta gara si palesava chiaramente per la prima volta lo sforzo di procurarsi alianti di propria fabbricazione. L'unica macchina non puramente italiana era il "Cat-20 del dott. Cattaneo, un "Hutter-L?" costruito su licenza. L'8 agosto 1937 il Sotto tenente Tait della scuola di Pavullo stabilì su "Orione" il record italiano di durata di 5 ore e 58 minuti. Condizioni atmosferiche avverse impedirono purtroppo al pilota di raggiungere prestazioni quali erano state raggiunte in Germania, ma ciononostante in 8 giorni furono totalizzate 97 ore di volo, e siccome i tempi di volo raggiunti in Germania non furono riconosciuti come records, la gara in parola diede all'Italia tre records:
                                    

             Aliante ad elevate prestazioni "AL-3" dell'ing. Silva


Aliante ad elevate prestazioni "Sperber" (Sparviero) di Teichfuss. (II pilota è l'allora tenente Adriano Mantelli, esperto ve/ovelista - nota della redazione di AERONAUTICA).




Durata: Tenente Tait, con 5 ore e 58 minuti su "Orione";

altezza: Peselli, con 1200 m dal punto di decollo;

distanza: Peselli, con 50 km.

In questa gara tutti i decolli furono effettuati con traino da parte di velivoli a motore. In tale occasione furono anche compiute prove per far rimorchiare simultaneamente due alianti da tre velivoli a motore.

Nel 1938 fu ininterrottamente attiva la Scuola di Littoria, mentre quella di Asiago lo fu da giugno a ottobre. Le due scuole istruirono 114 allievi, di cui 63 sostennero l'esame per il brevetto C e 7 per il brevetto C d'argento. In totale nelle due scuole furono effettuati 3954 decolli con traino a fune e 1142 decolli con catapulta. Dall'inizio della loro attività queste due scuole istruirono complessivamente 254 allievi, 118 dei quali assolsero le condizioni per il brevetto C e 10 le condizioni per conseguire il distintivo previsto per elevate prestazioni, per un totale di 9945 decolli con traino a fLme e 2032 decolli con catapulta.

Nel febbraio 1939 sul campo di Sezze (Littoria) si svolsero i voli eliminatori per individuare il velivolo-tipo per l'Olimpiade progettata per il 1940, voli che si furono contesi dal Cap. piI. Hanna Reich (Germania), Ing. Zabsky (Polonia) e dal Cap. Laurin e dall'Ing. Venturini (Italia). A presiedere la Commissione tecnica fu il Professor Georgii della DFS tedesca, a dirigere l'organizzazione fu il Ten. Col. V. Bonomi.

L'Italia vi mandò i suoi due modernissimi alianti "Pellicano" e "AL-3" dell'Istituto sperimentale di volo a vela presso il Politecnico di Milano.

"AL-3" era un aeroplano ad ala alta autoportante a V modello Einholm con centina alare rigida a torsione, profilo alare spiccatamente trapezoidale, alettoni differenziali (angolo di escursione esterno superiore a quello interno, donde la grande manovrabilità anche a bassa velocità). I doppi freni di picchiata disposti sulla parte superiore e inferiore erano accoppiati in maniera da compensare le reazioni e da poter essere azionati con il minimo sforzo.

La fusoliera a struttura portante presentava sezione trasversale uniforme. L'abitacolo di pilotaggio era assai spazioso, largo 60 cm, e interamente coperto da un tettuccio in plexiglas sganciabile in volo. La fusoliera era perfettamente impermeabile per eventuali ammaraggi forzati.

Nella prova di volo l'angolo di planata risultò pari a 29,3° alla velocità di 70 km/h.

Il "Pellicano" era a sua volta un monoplano autoportante, ma con l'ala a profilo accentuatamente spezzato, struttura che offre il vantaggio di consentire un'ampia superficie, il che permette di ridurre il carico alare e di allungare notevolmente l'ala, fatto che a sua volta conferisce buone qualità aerodinamiche all'aliante.

Nel mese di aprile, in collaborazione con l'Istituto di ricerche germanico sul volo a vela, fu insediata in Libia una Commissione di studio italo-tedesca per accertare le possibilità del volo a vela nel deserto.

I risultati furono del tutto soddisfacenti, i voli compiuti superarono i 200 km.

Nell'estate 1939 furono effettuati, insieme con la DFS germanica, anche voli sperimentali a Tripoli.

Pur se il bilancio del volo a vela italiano appariva ancora modesto, considerati i risultati ottenuti in Germania, i piloti italiani poterono tuttavia constatare ogni anno un considerevole aumento delle loro prestazioni.

Lo scoppio della guerra nel 1939-40 impedì ulteriori importanti attività nel campo del volo a vela.

venerdì 13 ottobre 2017

giovedì 5 ottobre 2017

I CORRIERI AEREI MILITARI di Giulio Marini da aeronautica Gennaio 1993

I CORRIERI AEREI MILITARI
di Giulio Marini 
da aeronautica Gennaio 1993





Appena giunti a Roma il 4 giugno 1944 gli anglo-americani collocarono in un grande palazzo, a via Vittorio Veneto, la loro Commissione Alleata di Controllo, che poi fu sciolta dopo la firma del Trattato di Pace, sottoscritto il Lù febbraio 1947. I compiti di tale Commissione erano, tra l'altro, quello di far rispettare le clausole dell'armistizio del 1943, nonché di vigilare sui nostri Ministeri e sulle nostre Forze Armate, che durante la cobelligeranza furono dotate di armi e di aerei alleati. Insomma, la vigilanza alleata consisteva anche nell'aiutare i vigilati.
Tra le limitazioni di sovranità, da noi subite durante il periodo armistiziale, v'era anche il divieto di riattivare o costituire linee aeree civili. Perciò soltanto a maggio 1947 due nuove società aeree, la LA! e l'Alitalia, cominciarono la loro attività.

Dopo la fine della guerra nel 1945 i nostri politici, i funzionari dello Stato ed anche la gente comune in condizione di particolare necessità, avevano bisogno di spostarsi in aereo in tutta l'Italia. Pertanto, la nostra Aeronautica Militare convertì i .suoi bombardieri già cobelligeranti in velivoli da trasporto e così nacquero i Corrieri Aerei Militari, che operarono fino al 1947. Tali corrieri erano costituiti da uno Stormo dotato di velivoli trimotori SM-79 dislocato sull'aeroporto di Centocelle e dallo Stormo Notturno dotato di velivoli trimotori SM-82 e Cant-Z 1007, dislocato sull'aeroporto di Guidonia. Comunque, tale Stormo non portò mai passeggeri di notte.



 

                                      Il glorioso "S.M. 79".

Nel settembre 1946 l'allora Tenente Colonnello Ercole Savi (poi Generale di Squadra Aerea e purtroppo deceduto per malattia pochi anni fa) comandava lo Stormo Notturno. Con mia grande soddisfazione mi diede il comando di un Gruppo di SM-82. Così lasciai finalmente l'ingrato e burocratico incarico di segretario dell'Ufficio di Collegamento con gli alleati e tornai felice al mio caro aeroporto di Guidonia, che purtroppo avevo lasciato dopo 1'8 settembre del 1943. Sostituii nel comando del Gruppo il parigrado Maggiore Edoardo Medaglia ed ebbi alle mie dipendenze come Comandanti delle due Squadriglie i Capitani Vittorio Marino e Giovan Battista De Angelis, che con Medaglia avevano valorosamente partecipato alla cobelligeranza. Successivamente essi furono sostituiti dagli altrettanto validi Capitani Giuseppe Piseddu e Giovanni Bosio. Dal canto loro gli specialisti erano dei veri fenomeni, capaci di assicurare sempre un'alta percentuale di velivoli efficienti.

I passeggeri ci venivano forniti da un'apposita agenzia, sita in via Barberini. Ogni mattina raccoglieva le persone segnalate da enti pubblici e privati. Alcuni di noi piloti salivamo coi passeggeri sui torpedoni diretti a Guidonia dove, appena arrivati, correvamo all'Ufficio Meteorologico, che però a quei tempi non poteva fornire previsioni esatte come adesso. Comunque, tutti i nostri voli andarono nel migliore dei modi, grazie anche ai numerosi interventi della Madonna di Loreto.

Dicembre del 1947 finì l'attività dei Corrieri Aerei Militai, perché la LAI e l'Alitalia li vevano ormai sostituiti. Tuttavia, logicamente, l'Aeronautica Militare abbisognava ancora di velivoli da trasporto. Ciononostante un burocrate ministeri aie sosteneva che occorreva vendere i nostri velivoli perché essi, in teoria, potevano essere riconvertiti in bombardieri, in deroga al Trattato di Pace che ci impediva di averne. Il Generale Mario Ajmone Cat, allora nostro prestigioso Capo di Stato Maggiore, si accordò con i suoi amici esponenti dell'Ordine di Malta e fece apporre sulle fiancate dei velivoli da trasporto le pacifiche e umaltitarie insegne dell'Ordine stesso. Bel colpo!

Il Comandante Savi, il suo successore Colonnello Micciani e noi tutti gongolavamo perché conoscevamo il retroscena che aveva indotto lo zelante burocrate a piantare grane, a causa di alcuni avventurieri, piuttosto dilettanti, che volevano comprare i nostri velivoli a basso costo per ... portare ortaggi in Inghilterra. I poverini ignoravano che quei velivoli erano sprovvisti di radio telefoni ad altissima frequenza (VHF), senza i quali era impossibile andare all'estero, in conformità alle norme internazionali.
 
 
                                      Il "Cani Z 1007".



Dal 1948 al 1950, al mio nuovo posto alla Sezione Tecnica dello Stato Maggiore, agli ordini del carissimo superiore allora Tenente Colonnello Paolo Moci, e con l'aiuto del bravissimo Maresciallo Marconista Donato Fiermonte, feci dotare quei velivoli ed anche altri di radiotelefoni in VHF, ceduti dagli americani agli alleati europei. A tal fine dovettero esser schermati i magneti dei motori e tutte le parti metalliche dei velivoli furono collegate con fili metallici conduttori. Altrimenti i radiotelefoni avrebbero maledettamente scricchiolato a causa di interferenze elettrostatiche. Così i nostri aeroplani poterono volare anche all'estero, fino alla metà degli anni 50. quando furono finalmente sostituiti dai più moderni e capaci C-l19 americani.

Nei lontani anni 1946 e 47 era stato esaltante volare su tutta l'Italia e constatarvi la grande voglia e capacità di ricostruzione del nostro popolo. Partiti da Roma e raggiunte le destinazioni, vi trovavamo del personale dell'Aeronautica che ci consegnava i passeggeri diretti a Roma, dove la maggior parte di essi veniva a sollecitare i Ministeri a fornire quanto necessario ai loro paesi, a volte ancora disastrati dai bombardamenti subiti.

Noi dei Corrieri Aerei Militari, distinguibili dalle divise vecchiotte e, a volte, dall'accento romanesco. eravamo sempre bene accolti anche dai nostri albergatori e ristoratori. che sapevano tutto del pericoloso svolazzare con vetusti aeroplani e sovente col tempo avverso. Ci facevano notevoli sconti ed erano sempre molto gentili con noi. Ma anche gente più modesta era gentile. Per esempio una volta, atterrato all'aeroporto torinese di Caselle coperto di neve, fui raggiunto da operai che per prima cosa mi fecero il saluto romano forse presi da un'antico riflesso condizionato, poi mi dissero che erano in sciopero, infine conclusero che erano lieti di sospingere il mio velivolo in aviorimessa altrimenti, a causa del freddo eccezionale, quel mio vecchio aeroplano fatto di legno, tubi e tela si sarebbe congelato come un pezzo di baccalà. Benedetti scioperanti!


Nonostante l'intensa attività i nostri velivoli SM-82 non subirono incidenti, ma spesso noi fummo messi a dure prove perchè i motori Alfa 128, pur sviluppando una potenza di 850 CV. ciascuno, maggiore dei 750 CV degli Alfa 126 degli SM-79, a stento superavano la quota di duemila metri, obbligando ci a volare spesso dentro le nubi. In compenso portavano carichi superiori a quelli degli SM-79.

Un'esibizione difficile la dovemmo compiere il 21 dicembre 1946 sull'ippodromo di Torino. Lasciammo l'albergo e in torpedone partimmo per l'aeroporto di Caselle con una visibilità scarsa, a causa della nebbia. Ciò ci preoccupava molto, anche perché la stampa locale aveva già comunicato l'ora e il luogo del lancio. Che fare? Per tirarci su il morale proposi di cantare "Giovinezza" e "Bandiera rossa" cambiando musica ad ogni semaforo. Ci mettemmo a cantare a squarciagola e scendemmo a Caselle ridendo come matti. Ma sul prato c'era la neve e la nebbia nascondeva i limiti dell'aeroporto, ricoperto da nubi all'altezza di circa cento metri. Però le nubi stesse erano così bianche e splendenti da renderle diafane, cioé poco spesse.

Mi feci coraggio e decollai seguendo nella neve le tracce delle ruote d'un Dakota, cabrai e presto fummo alla luce del sole. Poi raggiunsi la presumibile verticale dell'ippodromo, servendomi d'una carta topo grafica e guardando il terreno attraverso qualche squarcio tra le nuvole. Adocchiato l'ippodromo scesi e mi portai alla giusta quota di lancio, che andò benissimo.

Fui molto soddisfatto del successo della manifestazione e, soprattutto, fui contento del gioioso cameratismo sorto tra paracadutisti fascisti e anti-fascisti, forse anche incoraggiati dalla mia estemporanea e canora ragazzata.

Oltre ai trasporti dei passeggeri, dovevamo spesso portare dei paracadutisti ad esibirsi in varie città. Quei bei matti appartenevano all'API (Associazione Paracadusti Italiani), costituita da elementi militari e civili, ex partigiani ed ex appartenenti alla Repubblica Sociale. Però non litigavano mai tra loro per motivi politici, bensì per contendersi i posti disponibili a bordo. Tutti giovani reduci della guerra da poco finita, volevano dimostrare alla gente di essere ancora capaci di rischiare. A volte facevano accapponare la pelle al pubblico, quando eseguivano lanci con l'apertura ritardata dei paracadute, sventolando il tricolore. Insomma, le loro esibizioni erano anc):e per il pubblico dei bagni salutari di patriottismo.

La prima volta che dovetti portarli in volo per un lancio di allenamento a Guidonia, volli anzitutto fare quattro chiacchiere con loro. Mi dissero che temevano di urtare nei piani di coda quando il flusso d'aria che lambiva i fianchi della fusoliera veniva ad arrecare loro un pericoloso disturbo subito dopo averla lasciata. Pertanto, giunto alla quota e alla zona di lancio, ridussi la potenza del motore centrale, aumentai un poco quella dei motori laterali e misi il velivolo appena sotto la linea di volo. Con quel sistema, al momento del lancio, il velivolo aveva la coda leggermente sollevata, mentre un flusso molto ridotto lambiva la fusoliera. Poiché i paracadusti furono molto soddisfatti della mia trovata, suggerii che tutti gli altri piloti l'adottassero anche loro.
                                    "SM 82" con lo stemma dell'Ordine di Malta.

Dopo tanto tempo, ancora mi chiedo se quei miei cari paracadutisti sono ancora buoni amici tra loro.

Per due decenni l'ansia popolare di pacificazione e di ricostruzione è stata tale da produrre il nostro miracolo economico, ammirato da tutto il mondo. Poi, nei successivi venti anni ed oltre, i successi italiani sono gradatamente svaniti, anche perché la nostra crisi morale ed economica è venuta a collocarsi in un quadro internazionale simile al nostro.

Ora a noi vecchi non rimane che sperare nei giovani, che a ben conoscerli sono migliori di quanto sostengono i pessimisti. I giovani sono la più valida speranza per il bene dell'Italia nostra.

lunedì 4 settembre 2017

ARMANDO PALANCA

tratto Da "Aeronautica"  Novembre 1989:
 
ARMANDO PALANCA 
Il Veivolo "AC2"


Non c'è uomo che, militando nelle file della nostra aviazione dal 1930 al 1970 non abbia conosciuto di persona, o almeno di nome, Armando Palanca, un tecnico di notevole talento giunto felicemente di recente al traguardo degli ottanta anni.

Nel formulare all'amico Palanca i più fervidi auguri, ci sembra doveroso ricordare in detta occasione - e siamo lieti di farlo - tal uni segmenti della sua vita completamente e meravigliosamente dedicata all' Aeronautica.

Arruolatosi nella R.A. il 6 febbraio del 1925 quale allievo motorista di volo, Armando Palanca viene assegnato nel giugno del 1926 all'8° Gruppo Caccia di Mirafiori, mettendosi subito in luce nel generale contesto dell'intenso lavoro di strutturazione ordinativa, tecnica, operativa e amministrativa che in quel momento l'aviazione militare, divenuta Forza Armata autonoma da appena un triennio, sta affrontando. 

Trasferito nel 1928 al Reparto d'Alta Velocità di Desenzano sul Garda; congedato per fine ferma nel 1931 ed entrato a far parte del personale civile dell'Aeronautica con la qualifica di Capotecnico, egli è nel 1936 presso la Direzione delle Costruzioni Aeronautiche di Milano e nel 1938 in Brasile come istruttore degli equipaggi di tale nazione montati su "SM 79".

Richiamato, quindi, alle armi nel maggio del 1940 passa di incarico in incarico, tutti di grossa responsabilità, meritando si tra l'altro nel 1942 la promozione a Sottotenente del Ruolo Specialisti per merito di guerra.

Combattente della guerra di liberazione, Armando Palanca è, quindi, Sindaco di Appignano nel 1944-45 e, dismessa il 2 settembre del 1947, l'uniforme azzurra, è nominato, dapprima, Direttore Tecnico della "L.A.T.I." (Linee Aeree Transcontinentali Italiane) e, nel 1952, capo Servizio Tecnico operativo dell'" ALITALIA", che lascia venti anni dopo per raggiunti limiti d'età.

Rilevanti in ognuna di queste sue "tranches" aeronautiche i contributi dati da Palanca - e che noi qui riassumiamo - quale inventore e preparatore tecnico.

1926. Modifica, coronata da un pieno successo, al carburatore dei motori "Hispano-Suiza" installati su gli aeroplani "CR 1" e "AC 2".

1929. Invenzione di uno speciale apparato di "rinvio per comando direzionale", che verrà applicato ai velivoli ad alta velocità "M 39", "M 52", "M 67" e "MC 72".

1931. Brevetto di "perfezionamenti ai dispositivi di carburazione per motori a combustione interna" che saranno integralmente apportati al motore "Fiat A.S. 6" dell'idrocorsa "MC 72": apparecchio che doveva conquistare 1'8 ottobre del 1933 il primato internazionale di velocità sui 100 Km. (619,370 Km./h.) unitamente alla "Coppa Blériot" (619,374 Km./h. su un tratto di 327,616 Km.)e, i123 ottobre del 1934, il primato mondiale assoluto di velocità (709,209 Km./h.), con il M.llo Francesco Agello.

1932. Realizzazione, in collaborazione con il Col. Bernasconi, di un'elica "con fessure anticavitanti" per aerei veloci muniti di motori non predisposti per il comando variabile del passo dell' elica.

1936. Ideazione di un nuovo metodo (che, sotto il nome di "Drop", verrà adottato da tutti gli aerei del mondo equipaggiati con motori alternativi) per la perfetta regolazione del titolo di carburazione.

1937. Preparazione degli "SM 79" destinati alla gara internazionale Istres-Damasco-Parigi, vinta dall'Italia (l 0,20 e 30 posto) e alla quale, altresì, Palanca partecipa direttamente, al fianco del Magg. Lippi e del Cap. Castellani.

1938. Messa a punto dei tre "SM 79" che effettueranno il raid Roma-DakarRio de Janeiro e dei velivoli adibiti alla linea civile Roma-Siviglia-Villa Cisneros-Isola del Sole-Recife-Rio de Janeiro.

1939. Lavoro analogo a quanto sopra su un "SM 75 PD" che, al comando del Ten. Col. Tondi, si aggiudicherà il primato mondiale di distnza (Km. 12.935 coperti in 52 h. e 32').

1942. Controlli su un altro "SM 75 PD" che verrà impiegato per il volo Roma-Bengasi-Asmara-Roma,avendo per piloti il Col. Paradisi e il Cap. Magini - Idem sempre su un velivolo dello stesso tipo, utilizzato per un collegamento con il Giappone (equipaggio T. Col. Moscatelli, Magg. Curto, Cap. Magini, S. Ten. Mazzotti, M.llo Leone) sul percorso Roma-Saporoshie-Pao Tow Cen-Tokio-Pao Tow Cen-Odessa-Roma, e cui Palanca interviene di persona sino a Saporoshie, allo scopo di regolare in tale base russa, ma in mano tedesca, il titolo di carburazione con il carburante ivi esistente - Progettazione di uno strumento per aerei da caccia e d'assalto in grado di indicare istantaneamente al pilota i parametri ottimali per il comando del mezzo in qualsiasi condizione e a qualsiasi quota - Attività ispettiva presso le Ditte "Fiat", "Alfa Romeo" e "Piaggio" impegnate in un programma di sviluppo di motori d'avanguardia con compressore a più velocità e per il rilevamento in volo delle caratteristiche dei velivoli sperimentali.

AERONAUTICA
1943. Brevetto di uno speciale carburatore per motori "Fiat" e "Piaggio" montati su apparecchi da caccia e d'assalto - Collaborazione alla costruzione di uno speciale velivolo ("SM 95"), progettato per portarsi con un volo senza scalo sulla città di New York (missione, poi, abortita, per le vicende dell'8 settembre).

1946. Realizzazione, onde cercare di aumentare la quota di tangenza degli aeroplani da trasporto - come da richiesta del Capo di Stato Maggiore dell' Aeronautica, Gen. Aimone Catdi un dispositivo d'installazione dei turbo compressori degli aerei americani "B 24" (i noti "Liberator") sui motori di un "SM 82", che in un volo di collaudo raggiunse in atmosfera standard i 10,500 m.

1952. Elaborazione di un nuovo sistema per la pianificazione dei voli di linea dell'aviazione civile su qualunque percorso, a qualunuqe quota e alle condizioni della "massima efficienza globale", subito adottato dall'''Alitalia" .

Questo Armando Palanca. Una presenza aeronautica, per ben 47 anni, e durante i quali si è avuto il rivoluzionario avvento della propulsione areazione, di una straordinaria operosità, eccezionale genialità e sorprendente intuito; ed, in pari tempo, espressione emblematica dell'intera schiera dei nostri specialisti di volo e d'hangar che, per la loro capacità, creatività, impegno, tutto il mondo ci ha sempre invidiato e ci invidia.

Marco Tiberi

martedì 3 gennaio 2012

Anno d'oro per l'Italia del volo libero ai vertici del mondo

Un altro anno d'oro per il volo libero in deltaplano e parapendio conferma
l'Italia al vertice delle graduatorie mondiali di queste entusiasmanti
discipline che regalano forti emozioni a migliaia di piloti.
La vittoria più strepitosa si è concretizzata questa estate in Umbria. Gli
azzurri del deltaplano, di fronte a 146 piloti provenienti da 35 nazioni,
hanno conquistato il quinto titolo mondiale. Facevano parte della nazionale
Alessandro Ploner di San Cassiano (Bolzano), Christian Ciech di Mornago
(Varese), Elio Cataldi di Vittorio Veneto (Treviso), Davide Guiducci di
Villa Minozzo (Reggio Emilia), Filippo Oppici di Parma, Karl Reichegger di
Falzes (Bolzano), Suan Selenati di Arta Terme (Udine), Vanni Accattoli di
Recanati (Macerata), gli accompagnatori Andrea Bozzato di Verbania e Alba
Tombollato di Padova, guidati dal CT Flavio Tebaldi di Venegono Inferiore
(Varese).
In particolare Ploner ha vinto il suo quarto titolo individuale, seguito da
Ciech, medaglia d'argento. Complessivamente in circa 10 anni Ploner ha un
palmare di tre medaglie d'oro, due d'argento ed una di bronzo; Ciech due
d'oro e due d'argento. Ai vertici del mondo c'è anche la Icaro 2000,
produttore varesino di deltaplani, che vanta una decina di titoli tra
mondiali e continentali ed una produzione di 9000 esemplari l'anno.
Il 2011 è stato anche l'anno dei mondiali di parapendio, disputati in
Spagna. Luca Donini di Molveno (Trento), campione d'Europa in carica, ha
vinto la medaglia d'argento. 150 i piloti iscritti in rappresentanza di 48
nazioni.
Il team azzurro era composto anche da Marco Littamè di Gassino Torinese, da
Christian Biasi di Rovereto (Trento), dal CT Alberto Castagna di Cologno
Monzese (Milano), dai tecnici Giorgio Corti di Suello (Lecco) e Paolo
Zammarchi di Roncadelle (Brescia). L'Italia detiene il titolo europeo ed ha
vinto la Coppa del Mondo nel 2009.


Gustavo Vitali
Ufficio Stampa FIVL - Federazione Italiana Volo Libero
http://www.fivl.it -  - skype: gustavo.vitali
vitali.stampa (AT) fivl.it

FOTO
http://www.gustavovitali.it/pagine/comfivl/fine-anno-31-12-11.html

per ulteriori informazioni sulla nazionale DELTAPLANO contattare
Flavio Tebaldi -- flavio.tebaldi (AT) alice.it -
http://www.flafly.net/

per ulteriori informazioni sulla nazionale PARAPENDIO contattare:

Alberto Castagna - castagna (AT) telemako.it -

mercoledì 4 maggio 2011

IL TERZO SETTORE ITALIANO FESTEGGIA IL 150° DELL’UNITÀ D’ITALIA “NON C’È FUTURO SENZA SOLIDARIETÀ”

IL TERZO SETTORE ITALIANO FESTEGGIA IL 150° DELL’UNITÀ D’ITALIA
“NON C’È FUTURO SENZA SOLIDARIETÀ”

Torino, piazza San Carlo, 24-25-26 giugno 2011

Per la prima volta l’universo del Terzo Settore si incontra a Torino. Nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, dell’Anno europeo del volontariato 2011 e di Esperienza Italia 150 la prima capitale italiana diventerà per un giorno il centro della solidarietà, ospitando il 25 giugno, in piazza San Carlo, un grande evento dedicato al mondo non profit.
La manifestazione “Non c’è futuro senza solidarietà” è organizzata dal “Comitato 2011 – Unità dell’Italia Solidale” cui fa capo l’intera realtà del sociale italiano, ovvero:

Forum Nazionale del Terzo Settore, rappresenta oltre 80 organizzazioni nazionali di secondo e terzo livello - per un totale di oltre 94.000 sedi territoriali - che operano negli ambiti del volontariato, dell'associazionismo, della cooperazione sociale, della solidarietà internazionale, della finanza etica, del commercio equo e solidale.
Consulta Nazionale per il volontariato presso il Forum Nazionale del Terzo Settore, ne sono parte alcune migliaia di organismi riconducibili a 14 reti presenti a livello nazionale.
Forum del Terzo Settore Regione Piemonte, comprende una cinquantina tra cooperative, ong, associazioni di promozione sociale, associazioni di volontariato e i livelli regionali delle principali organizzazioni nazionali di rappresentanza e coordinamento del sistema delle cooperative sociali e dell’associazionismo in genere.
Forum Interregionale Permanente del Volontariato Piemonte e Valle d’Aosta – organismo di coordinamento e collegamento – rappresenta oltre 900 gruppi e organizzazioni,
Comitato I Giorni della Solidarietà trae origine dalla “Tre giorni del volontariato, della solidarietà, della cittadinanza”, dalla positiva esperienza dell’Ethical Village dell’evento olimpico di Torino 2006 e raccoglie la consolidata esperienza collettiva partecipata di oltre 100 organismi di primo e secondo livello del mondo del volontariato, dell’associazionismo e della cooperazione sociale.

Tra i soggetti promotori anche CSVnet, ConVol, il Centro Servizi Volontariato Idea Solidale e il Centro Servizi Volontariato VSSP, entrambi della Provincia di Torino, Cittadella delle Civiltà, Coordinamento delle associazioni di volontariato di protezione civile della Regione Piemonte, Osservatorio Economia Civile della Camera di Commercio di Torino.

“Non c’è futuro senza solidarietà” aprirà il 24 giugno con l’accoglienza dei partecipanti provenienti da tutta Italia e la partecipazione sia a eventi collaterali realizzati da diverse organizzazioni nazionali sia alla Festa Patronale della Città di Torino.
Il 25 giugno piazza San Carlo sarà il centro, fisico e ideale, di migliaia di gruppi di volontariato, della cooperazione sociale, delle associazioni di promozione sociale, di ong, di onlus che operano nel vivo del tessuto sociale. Saranno allestiti 60 gazebo che documenteranno le “Storie di solidarietà”, appositamente selezionate per rappresentare l’impegno dell’associazionismo italiano. Tali esperienze verranno presentate nel corso della manifestazione, «un riconoscimento a quei volontari – spiegano gli organizzatori – che con il loro agire quotidiano “non fanno rumore”, ma che hanno contribuito a costruire un’Italia unita, solidale, attenta alle persone e costituita da un tessuto permanente di relazioni. Attraverso la valorizzazione del loro operato si intende anche offrire uno spaccato del variegato e ricco mondo associativo presente e attivo nel nostro paese».

La giornata proseguirà con momenti di intrattenimento e dialogo a cura di personaggi noti appartenenti al mondo della musica, della cultura, dello spettacolo e dello sport.

La coreografia dell’evento sarà affidata alle “mani” che, come si legge nel manifesto del Comitato 2011, sono «simbolo insieme storico e moderno della solidarietà. Una scenografia di mani di carta, di legno, di cartone, di stoffa per mostrarle, per porgerle, per sventolarle, per stringerle con amicizia e con contatti diretti, per rispondere a chi le porge su un piano di uguaglianza, per inventarci con fantasia un grande raduno colorato e divertente, che fa festa e insieme lancia il messaggio “c’è futuro grazie alla solidarietà!».

Gli eventi collaterali, che inizieranno il 24 giugno, proseguiranno per l’intera manifestazione fino alla conclusione del 26 giugno.
A corollario dell’iniziativa si sta valutando, inoltre, di offrire la possibilità ai partecipanti di scoprire alcuni luoghi chiave del patrimonio sociale e culturale cittadino con un pacchetto di proposte a tariffe agevolate per gli ingressi nei musei torinesi.
Torino, patria dei grandi Santi sociali, invita infine alla scoperta di un interessante itinerario, espressione della sua storia sociale.

Sono on line il sito internet www.unitaitaliasolidale.it e una Fan Page su Facebook dell’evento. Per trovarla è sufficiente digitare “Comitato 2011 Unità dell’Italia Solidale” e cliccare “Mi piace”. Lì potrete trovare informazioni e riferimenti utili.

Evento patrocinato da Regione Piemonte, Provincia di Torino e Città di Torino.

Per informazioni:
“Comitato 2011 Unità dell’Italia Solidale”
Indirizzo: Via Borgosesia 30 - 10145 Torino
Telefono: (+39) 011 74 12 435 - Fax: (+39) 011 77 10 964
Email: comitato2011@unitaitaliasolidale.org

Torino, 4 maggio 2011

domenica 1 maggio 2011

Goodyear Safety Tour 2011 - A maggio 2011 in Italia



Volevo segnalare che il mitico dirigibile della Goodyear e' arrivato nel nostro paese nel sito : http://www.dirigibilegoodyear.it/ tutti i riferimenti e le date per andarlo a vedere.

martedì 27 luglio 2010

Deltaplano: italia campione d'Europa

D'un soffio sull'Austria, l'Italia, già campione del mondo di deltaplano,
vince anche il titolo europeo in nove combattute gare nei cieli di Ager
(Catalogna, Spagna), villaggio situato nella valle omonima a nord della
regione del Noguera, zona pre pirenaica.
Presenti 22 nazioni per complessivi 91 piloti, alle spalle dell'Italia si
sono classificate Austria e Svizzera. Gli austriaci hanno vinto oro ed
argento individuali con Gerolf Heinrichs e Thomas Weissenberger, seguiti
dall'ungherese Attila Bertok. Alessandro Ploner (Trento), campione del mondo
in carica, ed Elio Cataldi (Vittorio Veneto, Treviso), i meglio piazzati tra
gli azzurri.
Facevano parte della squadra nazionale anche Christian Ciech, trentino
trapiantato a Varese, Davide Guiducci di Reggio Emilia, Filippo Oppici di
Parma, l'alto atesino Anton Moroder, campione italiano 2010, e Marco Borri
di Biella. In particolare Ploner e Ciech si sono distinti vincendo una task
ciascuno.
Impegnativi i percorsi di gara, tra i 67 e 194 km, che si sono sviluppati
nella valle di Ager, limitata a nord dalla catena del Montsec, a sud della
Sierra de Montcls, con il Coll d'Ares (1586 m) ed il monte Sant Alís (1675
m) quali cime più salienti.
Il prossimo appuntamento per i piloti di deltaplano sarà dal 30 luglio al 8
agosto a Sigillo (Perugia) per le gare pre-mondiali, evento propedeutico ai
campionati del mondo che si terranno nella stessa località e periodo nel
2011.

Nel frattempo a Malcesine (Verona), nella cornice del lago di Garda, si è
tenuta Adrenalina Splash, una festa di volo in parapendio organizzata dal
Paragliding Malcesine, con aggiunta di esibizioni di bike trial, base
jumper, musica dal vivo e buona cucina. Nella gara acro ha vinto il pilota
locale Roberto La Fauci, secondo il tedesco Ralf Reiter e terzo un altro
pilota del posto, Italo Miori. Gli atterraggi in acqua, con recupero di
piloti ed attrezzature tramite quattro gommoni predisposti ad hoc, hanno
divertito il pubblico presente, mentre chi non sbagliava terminava il suo
volo lungo la riva del lago o su una zattera galleggiante.

Gustavo Vitali - Ufficio Stampa FIVL - Federazione Italiana Volo Libero
http://www.fivl.it - vitali.stampa (AT) fivl.it -
skype: gustavo.vitali